Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno
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1999
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pagina
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338
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338 Filippo Ronchi
dalla stretta integrazione tra le diverse sezioni territoriali della provincia e dalla possibilità di proficui legami con l'esterno grazie ai flussi commerciali che le attività locali erano in grado di alimentare. In questo contesto è necessario ridimensionare gli intralci causati dai dazi doganali interni imposti da Venezia sulle materie prime e sullo smercio dei prodotti della provincia, sia per l'incidenza di per sé non particolarmente gravosa, sia per l'autorizzazione di esenzioni e sgravi ad hoc di cui la Repubblica si dimostrava generosa. Conferme di una sostanziale tenuta dell'economia bresciana provengono anche dai nuovi studi di Maurizio Pegrari che rivelano l'ampio ridimensionamento, attestato dalle polizze d'estimo compilate nel 1641 e nel 1723, delle fasce di bisognosi e la parallela diminuzione dell'indebitamento dei settori produttivi (artigiani, mercanti, commercianti) e della nobiltà.38)
Il mantenimento di un'economia in grado di reggere gli urti della concorrenza straniera mediante progressivi riassestamenti era favorito anche dal sistema di tassazione. Citiamo alcuni dati che appaiono indicativi: la tansa di industria nel Bresciano sfiorava a malapena le 30.000 lire venete su un reddito prodotto dalle attività manifatturiere locali probabilmente superiore ai 10 milioni. È stato calcolato, inoltre, che l'imposizione diretta e indiretta, nella parte finale della dominazione veneziana, ammontasse a poco più di 6 milioni di lire. Nel periodo napoleonico essa passerà all'equivalente di oltre 12 milioni e mezzo di lire venete su uno spazio più ridotto, perché la Val Camonica già dai tempi della Repubblica Cisalpina era stata aggregata al Dipartimento del Serio.39) E dunque a partire da quel periodo che cominceranno i seri problemi per l'economia bresciana. H passaggio di Venezia all'Austria nel 1797 priverà, inoltre, molte manifatture della provincia di uno dei principali sbocchi di mercato.
Se la vitalità dell'economia bresciana alla fine del Settecento non permette di parlare di un cedimento strutturale del tessuto produttivo, è allora in altre direzioni che dovrà essere cercata una qualche ragione profonda della rivoluzione del 1797. Nel momento in cui concentriamo la nostra attenzione sull'assetto amministrativo del territorio, notiamo allora come nel
**) La concessione, ad esempio, nel 1757 alle quadre (=associazioni di comuni) privilegiate del Territorio degli stessi vantaggi goduti dalle valli aveva fatto si che le quadre stesse potessero commerciare tra loro liberamente, anche se le merci passavano per zone non esenti Ciò vuol dire che il commercio tra privilegiati consentiva, di fatto, a numerose merci di circolare senza restrizioni per tutta la provìncia. D. MONTANARI, li rapporto cit., p. 36. Per quanto concerne gli indicatori della condizione economica delle varie fasce di popolazione, MAURIZIO PEGRARI, Brescia e la Repubblica di Veneqa, in Napoleone Bonaparte, Brescia cit, pp. 53-54.
35} L. MOCARELLJ, Una realtà cit, p. 364.