Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno <1999>   pagina <340>
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340 Filippo Ronchi
dominio di San Marco ed in esso si rifletteva la volontà di favorire le zone privilegiate così come quelle di pianura non privilegiate per controbilanciare lo strapotere cittadino. Questa politica di concessioni generalizzate alle varie parti del Distretto era volta a non alienarsi l'appoggio di alcun ceto o comunità in una provincia strategicamente ed economicamente importantis­sima, oltre che a ridimensionare il ruolo di Brescia e della nobiltà anti­veneziana.43) Gli istituti corporativi che si riproponevano nelle diverse zone, riducevano in effetti per le autorità cittadine la possibilità di controllare comunità insofferenti, legate alle proprie consuetudini con le prerogative ad esse connesse.44)
Tensione sociale
Se la condizione del Bresciano si presenta gravida di conflitti sociali alla vigilia dell'arrivo dei Francesi, ciò sembrerebbe dovuto dunque, almeno in parte, al divorzio tra città e campagna, all'avversione dei cittadini per i villici che provocano sempre maggiori difficoltà all'economia urbana, e all'isolamento delle masse contadine che si rinserrano nei propri paesi
A Brescia, poi, tutte le cariche erano in mano al Consiglio Maggiore. Fino alla metà del Quattrocento esso era stato composto da un rappresen­tante per ogni famiglia estimata e domiciliata in città. Nel 1488, a imitazione del regime patriziale di Venezia, l'ammissione era stata riservata ai discen­denti dei consiglieri allora in carica e a quelli dei cittadini benemeriti per i servizi resi alla città nell'assedio sostenuto nel 1438 contro le truppe dei Visconti Da allora in poi, ogni due anni, si cancellavano dal libro del patriziato i defunti o Ì resisi indegni per delitti e si ammettevano i figli dei patrizi di trent'anni di età. Il Consiglio si riservava la facoltà di accogliere nuovi membri per grazia, ma fortissime erano le resistenze a simili im­missioni, cosicché importanti famigjie decorate di titoli veneti o imperiali, talvolta residenti da secoli in provincia, come i Lechi, i Bertoni, i Corniani, i Bucelleni non furono mai ascritte nel Consiglio di Brescia, a causa dei criteri oltremodo restrittivi cui si attenne sempre l'originario patriziato bresciano nel difendere i propri privilegi oligarchicL45)
s hi, p. 19.
*) EDOARDO BRESSAN, Marcbescbi e giacobini. Aspetti politico-sociali dall'età franasi all'Unità, in Brescia e il suo cit, p. 67.
4S) La chiusura dell'oligarchia trova conferma nel modo risoluto con cui furono re­spinte le proposte avanzate nel 1780 dal patrizio Brognoli e nel 1785 dal patrizio Gagnola di