Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
anno
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1999
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pagina
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342
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342 Filippo Ronchi
C'è dunque la forte insoddisfazione di alcuni gruppi nobiliari, a rendere tesa la situazione. Essi sono gli unici che operino con consapevole unità d'intenti. La loro irrequietezza ha molteplici motivazioni. A questi gruppi nobiliari non sono evidentemente sufficienti le distinzioni onorifiche, le immunità fiscali, le prerogative giudiziarie. Non basta il fatto che a Brescia nessun straniero, sia anche un patrizio della Dominante, possa avere proprietà. In campo economico, nonostante gli allentamenti del regime vincolistico cui si è in precedenza accennato, il permanere delle limitazioni (ossia del prelevamento forzoso da parte delle autorità di determinate quantità di cereali a prezzo calmierato, in base al coefficiente d'estimo dei proprietari, per assicurare la sussistenza) ostacola il libero commercio in grado di rendere alti profitti Certi gruppi nobiliari, specialmente ' nei propri componenti più giovani e dinamici, si sentono insomma un'appendice estranea di Venezia.47) Gelosi delle loro prerogative non accettano pacificamente la tranquilla sudditanza nello Stato regionale. La loro forza è, dunque, un elemento indiscutibile nella Brescia del XVIII secolo. La Repubblica Veneta aveva emanato leggi abbastanza rigorose per contenere le prepotenze di queste grandi casate, aveva minacciato ed era riuscita anche a punire i più evidenti soprusi,48) ma mentre nelle altre città della Terraferma i nobili avevano da tempo perduto molto della loro fierezza, a Brescia alcune potenti famiglie continuavano ancora alla fine del Secolo dei Lumi nelle loro imprese. Esse già nel corso del Seicento si erano affrontate, seminando il panico in città e nel Distretto, a stento contenute da poche milizie del governo veneziano, e pur non essendo più stati raggiunti i picchi dei 970 omicidi del 1607 e dei 2.800 del 1610, ancora nella seconda metà del Settecento si registrava nella provincia una media di 100-120 omicidi all'anno, commessi in prima persona o per mandato. Nella sola Brescia, tra il maggio 1789 ed il novembre 1790, si contarono 28 assassinii con arma da fuoco e 58 con arma da punta.4?) Il genio armigero ricordato
* M. BERENGO, La società veneta cit* p. 21.
**J Della lotta condotta dalie autorità veneziane contro le violenze nobiliari nella seconda metà del Settecento, in particolare dai capitani Francesco Grimani e Giovanni Labia scrive diffusamente L, MAZZOLO], La provincia bresciana durante la decadenza della Repubblica Veneta, in Storia di Brescia, voL 10, parte I, Brescia, Morcelliana, 1964, pp. 111-124.
4 Sulle faide che videro scontrarsi i Martinengo nei loro vari rami, i Porcellaga, gli Avogadro, i Fenaroli, i Gambara risulta interessante la lettura del volume di FLAVI ANO CAPRETTI, Mesgp secolo di vita vissuta a Brescia nel Seicento, Brescia, Scuola Tipografica Opera Pavoniana, 1934, pp. 13-59, 122-150, 222-245, 434-471, 517-531, 536-552, 586-665. Per i dati sugli omicidi, L MAZZOLDI, La provincia cit., pp. 20-21, M. BERENGO, La società veneta cit, pp. 18-19 e JS1 PEGRARi, Brescia la Repubblica QL, p. 51.