Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Brescia. Repubblica di Venezia. Secoli XVIII-XIX
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1999
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II bresciano alla vigilia dell'invasione napoleonica 343
con profonda preoccupazione nei documenti ufficiali, si manifestava nel periodo immediatamente precedente la rivoluzione, essenzialmente nelle imprese di alcuni nobili. Galliano Lechi, Alemanno Gambata, Giorgio Martinengo Novarino, tutti parenti stretti dei capi della rivoluzione del 18 marzo 1797, impetversavano con le loro squadre di buli fedeli, sempre pronti a minacciare, bastonare, uccidere. Certo questi nobili rappresenta-vano i casi estremi di un desiderio di predominio che era, però, anche nel carattere della gioventù patrizia ad essi legata da vincoli familiari ed affettivi.50) Quest'ultima si sentiva, probabilmente, soffocata nella cerchia del proprio Distretto. Cariche amministrative o rappresentanze nell'ambito più generale della Repubblica l'aristocrazia bresciana non ne poteva avere. Fra le famiglie nobili bresciane ammesse al patriziato veneziano non se ne contavano che cinque (tre rami dei Martinengo, gli Avogadro, i Gambara), e comunque la politica neutralista e pacifista del Senato e del Consiglio dei Dieci aveva reso impossibile per i loro componenti conquistarsi la gloria sui campi di battaglia (come invece era accaduto nei secoli precedenti nelle guerre contro i Turchi), mentre aveva rafforzato il consenso alla Serenissima da parte delle classi subalterne. I patrizi più irrequieti andarono così ad arruolarsi, nel corso del Settecento, negli eserciti dell'Impero d'Austria, della Prussia, della Baviera, dei Savoia, dei duchi di Modena e di Parma. Altri giovani aristocratici non attratti dal mestiere delle armi entrarono a far parte delle corti e deU'arnministrazione del Regno di Napoli e del Granducato di Toscana. Anche in questo caso i nomi delle famiglie di provenienza di questi emigranti di tipo particolare (Bettoni, Valotti, Martinengo Colleoni, Mazzuchelli, Calini, Maggi, Fenaroli) sono gli stessi che ritroveremo al momento della rivoluzione del 18 marzo 1797.51)
La plebe urbana e rurale, invece, non conosceva altra garanzia contro la nobiltà che il governo di Venezia, in continuo conflitto con l'autonomismo delle grandi casate. Sicché Angelo Soderini, Segretario degli Inquisitori, poteva scrivere ancora nel 1794: [...] nelli luoghi diversi della strada che ho percorsa, mi pare riconoscere nel popolo della campagna tutta la premura e l'attaccamento al governo.52) Perciò la Repubblica ed i
Al genio armigero dei Bresciani ha dedicato alcune pagine F. VENTURI, Settecento eit, pp. 259-263. Sul fenomeno del banditismo dì origine nobiliare nel Bresciano durante il Settecento hanno scritto POMPEO MOLMENTI, I banditi della Repubblica Veneta* Firenze, Bcmporad, 1898, pp. 286-337 e TULLIO URANGIA TAZZOU, // conte Galeano Lecbi ed i moti per l'indipendenza in Valtellina e nel Bormiese nel 1797 i Brescia, Tip Istituto Figli di Maria jmm., 1929, pp. 13-43,
mtBl FI D'OSTUNI, Brescia nel 1796 ctt, pp. 7fe7
*3 In M. BERENGO, La società veneta dt, p. 68.