Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Archivio di Stato di Roma
anno <1999>   pagina <346>
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346 Filippo Ronchi
se con i dovuti distinguo. L'opposizione contro il cosiddetto assolutismo tirannico di Venezia non intendeva, infatti, intaccare i rapporti sociali esistenti. Di conseguenza i nobili e i patrizi bresciani non parlavano tanto di uguaglianza (vista in ogni caso come parità di diritti costituzionali) e fraternità , quanto piuttosto di libertà, ove per libertà si intendeva quella cosa che avrebbe garantito loro, senza più interferenze di sorta, il predominio che, dal tempo della dedizione a San Marco, con tanta testar­daggine, anche se con scarsi risultati, era stato contrastato dai Rettori veneziani, dalle plebi rurali, dagli artigiani delle corporazioni E se anche, nella auspicata rivoluzione, molti dei privilegi formali fossero andati perduti, di fronte alla liberazione dal dominio veneziano nessun sacrificio sarebbe risultato troppo grave, perché ben altre prospettive di egemonia si sareb­bero dischiuse.
Lo scontro decisivo che si stava aprendo sarebbe stato dunque com­battuto essenzialmente tra élites lealiste e élites antagoniste. Le prime non riuscivano neppure a capacitarsi dell'esistenza di forze che ponessero in discussione l'autorità sovrana esercitata in nome di Dio con la benedizione della Chiesa. Le seconde, invece, oltre ad avere coscienza della morfologia e dell'essenza degli avversari, si erano costituite in idonei circuiti, palesi o occulti a seconda delle necessità imposte dalla situazione. A Brescia, nella giornata del 18 marzo 1797, il popolo in quanto massa fece la sua com­parsa soltanto alla fine e soltanto per qualche momento, rivelando in ogni caso tutta la sua ostilità nei confronti della rivoluzione, come con ricchezza di documentazione ha dimostrato nelle sue ricerche di questi anni Luciano FaverzanL59)
I prodromi di una rivoluzione
E nel febbraio 1792 che le autorità veneziane cominciano a ricevere preoccupanti notizie. Il conte Giovanni Mazzuchelli ha la disavventura di pranzare con un confidente della polizia, tal Bartolomeo Benincasa, e si lascia andare ad una filippica durante la quale, come recita la relazione inviata prontamente agli Inquisitoti di Stato deplora la sistematica impossi­bilità di giungere mai per qualunque strada o benemerenza agli onori, ai
**) Su questo aspetto della giornata del 18 marzo 1797, LUCIANO FAVERZANI, Brescia e Venezia, Maggio 1796-Mary 1797, in Studi Veneziani, n.s, XXVI, 1993, pp. 327-330; to., Sulle mine del dispotismo, Brescia, Comune di Brescia-Musei Civici d'Arte e Storia Quaderni della Biblioteca, 1995, pp. 44-52; ÌD,t Il giuramento e la presa del Broletto, in Napoleone Bonaparte, Brescia cit., pp. 101-104.