Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana. Archivio di Stato di Roma
anno
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1999
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pagina
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348
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348 Filippo Ronchi
Nel febbraio 1793, il colite Vincenzo Calini approva pubblicamente l'esecuzione di Luigi XVI e un chirurgo, certo Castellani, per aver esclamato che, dopo la morte del re di Francia, v'era alla fine uno sciocco ed un briccone in meno viene arrestato.64) Durante il resto dell'anno sì susseguono le indagini per individuare i giacobini, mentre le osterie, in particolare quella di Pietro Nicolini, continuano ad essere i luoghi di ritrovo (e i centri di raccolta massonici) in cui qualche popolano lancia invettive anri-nobiliari. E all'inarca in questo periodo che il già ricordato Giorgio Marti-nengo Novarino pericoloso bandito di stampo feudale ma uomo accorto nelle umane vicende consiglia alcuni patrizi, fra cui il nipote Francesco Gambara a non lasciare che nell'immininente movimento i più caldi fautori dei Francesi si impadroniscano da soli di Brescia.65) Così i Buoni Amici, nell'agosto 1793, festeggiano con un banchetto un tenore Angani che era stato boicottato da alcuni superbi signori perché non era stato a render loro omaggio in occasione della rappresentazione di un'opera lirica.66) Questo primo pranzo imputato di giacobinismo è seguito da altri, che si tengono, per dar meno nell'occhio, sulla Motta, un piccolo colle che sorge nella campagna di Ghedi, Della loro organizzazione si occupano i Mondella, proprietari di terreni vicini, i Mazzuchelli e i Lechi. I giovani nobili, che nella consuetudine della fratellanza massonica accolgono anche borghesi e artigiani, in tali occasioni si coprono il capo con il berretto frigio e gridano Viva la libertà!, facendo discussioni filosofiche e generali, come scriverà poi Giuseppe Lechi nelle sue memorie, ma volendo alludere dirà alcuni anni dopo Francesco Gambara più di tutto alla speranza della italiana libertà.67)
Il primo grande processo si celebra nel novembre 1793. Vi sono coinvolti come imputati un impresario teatrale, Giuseppe Rossi (lo stesso segnalato Tanno prima), un avvocato, Antonio Ventura, uno scritturale, Bortolo Olivi, un sensale, un calzolaio e l'oste Pietro Nicolini. Per tutti l'accusa è di aver tenuto riunioni in un caffè dichiarandosi giacobini e nemici dell'ordine nobile. A conclusione delle indagini Ventura e Olivi vengono convocati a Venezia dove sono ammoniti, mentre Nicolini e i restanti componenti del gruppetto di sobillatori devono scontare pochi giorni di carcere a Brescia. Seguono, poi, altre ammonizioni a quattro
Mi ivi, p. 281.
W) L. F. FÉ D'OSTIA*, Brescia nel 1796 cit, p. 119.
*0 F. LECHI, II miralo cit, p. 7.
> Ibidem.