Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Archivio di Stato di Roma
anno <1999>   pagina <350>
immagine non disponibile

350 Filippo Ronchi
Venezia. E un uomo dal carattere duro, non disposto a transigere con le richieste della nobiltà eversiva locale.72) Ma la situazione, malgrado i pro­cessi, non si calma. Nel giugno del 1795 ecco infatti ricomparire gli aristo­cratici Giovanni Mazzuchelli, Carlino Arici, Giacomo Lechi, ideologo del gruppo, e con loro Giovanni e Francesco Caprioli, che si fanno vedere in giro per la città ancora una volta con un'acconciatura per l'epoca strava­gante, in considerazione della loro condizione sociale: capelli alla brutus al posto della parrucca incipriata e barba al mento mostruosa come scrive inorridito il Mocenigo.73) Era il segnale della ripresa del Terrorismo, sempre stando alle affermazioni del Rettore veneziano, poiché essi si erano uniti, con formale ossequio al principio di eguaglianza, in una specie di società segreta, ad un avvocato, un sellaio, un parrucchiere con il figlio. SuU'attività di questa singolare fratellanza di stampo massonico non si hanno peraltro notizie certe, mentre venne tenuta qualche riunione nella casa che doveva fungere da loggia dell'avvocato fiscale conte Ghetardi, cognato dei Lechi, contro il quale era stato presentato un memo­riale poiché voleva angariare tutta la popolazione coll'imporre nuove tasse .74) Intanto si ricostituiva anche il circolo dell'avvocato Ventura e del libraio Gioacchino Colombo, che radunava qualche oste, qualche commer­ciante, artigiani della seta. I dispacci di Mocenigo a Venezia diventano sempre più affannosi a partire dal momento in cui egli viene a sapere che Giacomo Lechi, Federico Mazzuchelli e Carlo Arici sono partiti, senza permesso, per la Svizzera. C'è, infatti, il timore, da parte delle autorità, che essi poi fuggano a Parigi o a Bormio, cittadina nella quale vive lo zio bandito, il conte Galliano Lechi. Dietro pressioni del padre, Giacomo ritorna, ma una sera d'agosto a teatro, insieme ai suoi numerosi fratelli, dà vita ad una gazzarra, deridendo i nobili fedeli al governo veneto. Mocenigo, che è presente alla scena, ammonisce violentemente i giovanotti in pubblico, ordinando loro di restare confinati per venti giorni nel loro palazzo. Per tutta risposta Giuseppe e Angelo Lechi violano la consegna e se ne vanno a Bormio, dal temuto zio, e poi passano per Milano, a trovare i loro amici liberali. Solo grazie all'intervento del padre Faustino, che sfrutta le sue aderenze altolocate nella Dominante, i fratelli Lechi possono rientrare a Brescia, dove per qualche tempo restano relegati in casa. Sulla fine del
79 Ulterióri notizie sul Mocenigo in LF. FÉ D'OSTIANI, Brescia nel 1796 cit, p. 32 e U. DA COMO, La Repubblica cit, p. 63.
"") M. BERENGO, La società veneta cit, p. 285.
74) A- FRUGONI, Breve storia cit, p. 41.