Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana. Archivio Segreto Vaticano
anno
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1999
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pagina
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352
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352 Filippo Ronchi I
a Brescia, le voci di Robespierre, di Saint-Just saranno ormai mute da tempo e appena spenta risulterà quella di Babeuf con le loro speranze di palingenesi morale e sociale. Dalle armate del Direttorio i nobili bresciani non avranno nulla da temere e la corrente guidata dai nobili eversori avrà subito ragione dello sparuto gruppo estremista borghese.
Deve quindi essere ribadita l'assoluta centralità dell'azione svolta da esponenti dell'aristocrazia locale non soltanto nell'organizzazione della giornata del 18 marzo 1797, ma anche nella sua preparazione remota. Il vecchio Stato veneziano non era per loro riformabile, poteva solo essere portato a conclusione per cancellare l'antica identità istituzionale e sociale, che era riuscita a creare un equilibrio capace, nonostante tutto, di resistere, nel Bresciano, trecentosettantuno anni. E assai dubbio, del resto, che anche l'eventuale associazione al governo centrale di notabili di Terraferma bre-sciana avrebbe consentito un miglioramento della situazione interna. E più probabile, invece, che sarebbe aumentata la confusione del quadro complessivo. Al tempo stesso mancavano però, a Brescia, forze borghesi forti, omogenee, attrezzate ideologicamente e politicamente organizzate, in grado di proporsi come classe dirigente alternativa capace di conquistare il potere. Il quadro delineato nell'ultima parte della ricerca ha permesso, non a caso, di rintracciare qualche piccolo gruppo cittadino di opposizione di estrazione borghese, ma proprio da tale quadro crediamo sia emersa palesemente l'esiguità e la disomogeneità delle forze reali di cui quel fronte alternativo poteva disporre. Esso finì anzi per svolgere la funzione di fornire una copertura sull'ala del radicalismo rivoluzionario e infatti alcuni borghesi precedentemente incontrati (ad es. il libraio Gioacchino Colombo e Pietro Nicolini) saranno sistemati come segretari dei Comitati insurrezionali guidati dai nobili eversori.77)
Soltanto certi settori dell'aristocrazia, insomma, possedevano l'influenza e la preparazione necessarie per gestire l'operazione che avrebbe portato all'abbattimento dell'Antico Regime con la protezione determinante dell'esercito straniero del generale Bonaparte. Chi erano dunque i capi del movimento antiveneziano, Francesco Gambara, i fratelli Giuseppe, Giacomo, Angelo, Bernardino e Teodoro Lechi, Giovanni e Francesco Caprioli, Federico, Francesco e Luigi Mazzuchelli, Carlo Arici, Francesco e Gaetano Maggi, Marco Antonio Peroni, Pietro Foresti, Giuseppe Fenaroli, Estore
Su quaranta componenti dei Comitati rivoluzionari (una sorta di ministeri per amministrare la vigilanza la finanza, i viveri, la pubblica istruzione, ecc.) ben venti appartenevano a famiglie nobili U. DA COMO, La Repubblica dt, pp. 83-84 e F. LECHI, Il miraggio cit, p. 24.