Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana. Archivio Segreto Vaticano
anno
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1999
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pagina
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353
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II bresciano alla vigilia deWìnvasiom napoleonica 353
Martinengo Colleoni? Che cosa li accomunava? Che cosa socialmente e politicamente rappresentavano? Sta qui, forse, il segreto della rivoluzione del 18 marzo.
Gambara, Caprioli, Martinengo-Colleoni, Maggi, Fenaroli sono antichissime casate nobili rurali, già note a partire dai secoli XIII-XIV, famose per fasto, ambizione e abitudini violente. Tutte figurano nella Matricola Malatestiana del 1406, come pure tra le firmatarie del patto con Venezia del 1426. Sono le famiglie del cosiddetto patriziato originario, inserite nel Consiglio cittadino già prima della serrata del 1488. Le accomuna, però, l'insofferenza per i tentativi di controllo da parte di Venezia (memorabile nell'immaginario collettivo della cittadinanza era rimasta, del resto, l'impari lotta dei Rettori per sedare gli scontri provocati dalle loro rivalità e dalle loro prepotenze ai danni dei sudditi nel corso soprattutto del Seicento e ancora nel Settecento), che si unisce al risentimento per l'esclusione dal governo centrale della Repubblica. Dalla curiosità iniziale i componenti più accorti di queste famiglie, in genere i giovani discendenti, passeranno al consenso pieno per gli ideali della Rivoluzione francese, che diverranno la giustificazione del loro malcontento anti-veneziano. L'autonomismo municipale di stampo aristocratico si trasformerà, quindi, nientemeno che in rivendicazione della sovranità popolare.
Il nucleo del movimento rivoluzionario bresciano è però dato, oltre che dai patrizi finora ricordati, dai giovani delle famiglie Mazzuchelli, Lechi e Arici, che giungono all'appuntamento della Storia con alle spalle vicende familiari diverse rispetto a quelle che abbiamo illustrato finora. I Mazzuchelli sono in origine, infatti, piccoli industriali di ferrami provenienti dalla Valle Trompia, ammessi nel 1526 al patriziato bresciano. In seguito troviamo nella famiglia liberi professionisti (avvocati, medici), che accrescono le loro già cospicue fortune attraverso un'accorta politica matrimoniale. Solo nel 1736 vengono insigniti del titolo di Conti per concessione veneta, ma II loro prestigio aumenta anche grazie all'attività erudita di Gianmaria, autore della monumentale opera Gli scrittori d'Italia. A livello di vita culturale, cosi, sarà proprio la famiglia Mazzuchelli a farsi interprete della scuola illuministica milanese prima, delle idee provenienti dalla Francia poi.
La nobilitazione dei Lechi, le cui attività inizialmente sono nella libera professione (il giureconsulto Orazio è stimato nel secolo XVI) o imprenditoriale (risultano proprietari di una ventina di fucine a Lumezzane al principio del Settecento) è ancora più recente, avviene nel 1745, quando la Repubblica di Venezia concede anche a loro il titolo di Conti con alcuni feudi in Veneto e in Friuli, ma essi non verranno ammessi mai nel Consiglio cittadino e su di loro graveranno voci popolari poco lusinghiere. Gli Arici,