Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Archivio Segreto Vaticano
anno <1999>   pagina <354>
immagine non disponibile

354 Filippo Ronchi
infine, pur appartenendo al patriziato originario, hanno avuto problemi con il principale organismo istituzionale bresciano, essendone stati esclusi agli inizi del Seicento per aver derogato dallo stato nobiliare e riammessi sola­mente un secolo dopo. Il risentimento del giovane Carlo nei confronti di coloro che hanno emarginato per così lungo tempo la sua famiglia assume toni talmente esasperati da produrre un ripudio da parte dei suoi stessi parenti.78)
La passione antitirannica scaturita nei rivoluzionari giacobini francesi dalla negazione di tutto il vecchio mondo per riplasmare nei suoi fonda­menti la società umana, si tramuta a Brescia nella rielaborazione com­piuta dai giovani di questa parte della nobiltà locale in opposizione al dominio veneziano che non intende intaccare, però, i rapporti sociali di predominio sulle classi subalterne. H sistema di governo cui si punterà sarà quello fornito dal modello napoleonico che consentirà l'affermazione, anche a livello politico, dei settori della nobiltà tenuti ai margini del potere durante la dominazione veneziana. Gli esponenti più giovani dell'aristocrazia bre­sciana troveranno, infine, negli alti incarichi nelle armate bonapartiste l'op­portunità di coniugare la loro ambizione individuale e il patriottismo, legan­do a sé con forti vincoli ideali e di amicizia quei concittadini che, inquadrati negli eserciti napoleonici, saranno disposti a seguirli dalla Svizzera ad Ulma e Austerlitz, dalla Spagna alla Russia, in una serie di campagne memorabili e sanguinose.7?)
FILIPPO RONCHI
7 Sul patriziato e sulla nobiltà bresciane, oltre A. A. MONTI DELLA CORTE, he fami­glie cit, utili anche P. GuERRINl, Araldica. Famiglie nobili bresciane, Brescia, Edizioni del Moretto, 1984, pp. 167-186, 255-283 (ristampa) e in particolare per i Lechi e i Mazzu-chelli le agili sintesi di ANTONIO FAPPANI, Enciclopedia Bresciana, Brescia, Edizioni La Voce del Popolo, 1987, voi. VII, pp. 102-116 e 1992, voi. IX, pp. 62-68. Su tutte le principali casate che ebbero un ruolo nella rivoluzione del 1797 (Arici, Caprioli, Fenarolì, Gambara, Maggi, Martinengo Cesarcsco e Martinengo CoUconi* Peroni), nei vari volumi in ordine alfabetico della stessa opera lo studioso fornisce le informazioni che costituiscono un punto di riferimento da cui procedere per approfondimenti Notevole, infine, il recentissimo S. ONGER, Caro figlio stimato padre. Famiglia, educatone e società nobiliare nel carteggio tra Francesco e Luigi MaiucheUi (1784-1793), Brescia, Grafo, 1998.
79> Sull'importante ruolo svolto dal nuovo gruppo dirigente bresciano anche in età na­poleonica, E. BRESSAN, Mar che sebi e giacobini cit, p. 77; FILIPPO RONCHI, Brescia nel periodo rivoluzionario e napoleonico, in Giovila Scalvini. Un Bresciano d'Europa. Atti del Convegno di studi, Brescia 28-30 novembre 1991, a cura di Bortolo Martinelli, Brescia, Stamperia Fratelli Gcroldi, 1993, pp. 47-52. Sulla integrazione dei nobili bresciani protagonisti della rivoluzione del 18 marzo 1797 nei massimi gradi della gerarchia militare durante le campagne napoleoni­che, F. LECHI, // miraggio cit, pp. 37, 72, 84-85, 90, 97-98.