Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <361>
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Giandomenico Romano 361
sivi all'origine dei gravi problemi sociali ed economici dell'Italia e dell'in­superato divario tra Nord e Sud E sempre per il pieno conseguimento dell'unità del Paese, il Romano fu sempre vigile contro ogni tentativo di legge che potesse anche indirettamente tradire gli ideali liberali, per i quali tanti patrioti si erano sacrificati.
Proprio nella formulazione e nella promozione delle leggi egli adoperò la sua esperienza giuridica, affinché le norme fossero perfette, cioè dotate della necessaria autorità a conseguire gli scopi prefigurati dal legislatore e non offrissero a chi le doveva applicare, facile appiglio per mascherare la propria inefficienza e disonestà.21)
Difensore della libertà, delle leggi e della giustizia, chiedeva che fossero tutelate le istituzioni, nel cui ambito andava garantita la democrazia ed il progresso del popolo.22) E fu con questo spirito che nella seduta del 16 marzo 1874 si levò contro il tentativo di abolire l'ordinamento dei giurati, i quali, a suo giudizio, se dimostravano scarsa cultura e apparivano apa­tici, era per la responsabilità degli uomini di governo, che non avevano provveduto a far compilare le liste dei giudici con la dovuta serietà, col dovuto zelo e con quella onestà che era l'unica forza di ogni forma di autorità.23) Sempre in quella seduta, dipanando il suo intervento con lucidità analitica, enucleò alcuni concetti fondamentali che sorprendono per la loro verità e attualità: necessaria presenza del giudice popolare, quale giudice di equità; per porre rimedio alla criminalità non serviva tanto ina­sprire sanzioni o fare raffinate e squisite leggi penali, occorreva che la giustizia fosse spedita, che i giudici avessero buon senso e buona fede, che le leggi fossero poche e brevi, semplici e chiare, formulate in modo che riuscissero facili e comprensibili al popolo; occorreva fare buoni cittadini e ciò richiedeva l'educazione e la formazione civica degli uomini ad opera della scuola.24)
H suo sentire democratico, il culto dell'onestà, insieme con la innata signorilità e con le altre doti personali gli procurarono tale considerazione che facilmente riusci eletto la prima e la seconda volta nel collegio di Lucerà, ove era molto noto, stimato e ritenuto quasi concittadino. Per il suo moralismo intransigente, per rincorruttibilità, per l'intolleranza verso ogni
20 Jbidtm.
2z> Ibidem
23) Ibidtm.
*0 TITO LUCREZIO RIZZO, op. cit.t p. 71: Se il Romano aveva perorato in Parlamento una più diffusa istruzione come deterrente contro il crimine, va sottolineato che essa era importantissima altresì in quanto l'alfabetismo era un requisito indispensabile per il diritto elettorale ed inoltre contribuiva alla crescita della classe lavoratrice nella consapevolezza dei propri diritti e nell'aspettativa legittima di partecipare alla vita politica del Paese.