Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <362>
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Dionisio Morlacco
tirannia regia o pretesca, fu definito dalla satira polìtica del tempo puri­tano di Sinistra e per la sua grande statara morale e civile fu accostato ai severi magistrati romani.
Molti furono i suoi interventi alla Camera su diverse questioni, so­prattutto di natura giuridica e giudiziaria, come quello dell'I 1 dicembre 1871, quando, nella discussione generale sullo stato di prima previsione per il 1872 del Ministero di Grazia e Giustizia, si levò a criticare la normativa vigente, che consentiva di far transitare i funzionari dal ruolo di Pubblico Ministero a quello della Magistratura giudicante, grazie all'equipollenza stabilita tra le due carriere,25) col risultato che, essendo più rapido il cursus honorum dei funzionari del P.M., questi passavano avanti ai giudici, assog­gettati ad una progressione di carriera più lenta. In favore dei magistrati egli denunciò il basso livello degli stipendi, veramente indecorosi, e chiese che fossero aumentate sia le retribuzioni che l'organico deU'amniinistrazione giudiziaria, sostenendo le maggiori spese conseguenti alla soppressione degli uffici giurisdizionali, la cui esistenza era solo di intralcio al rapido svolgi­mento dei processi, e tagliando le spese per la costruzione di chiese e devolvendo il relativo risparmio a beneficio economico dei dipendenti del Ministero in questione : se questo mezzo milione che volete stanziare per le chiese, voi voleste distribuire a quest'infelici, farete opera tale che, se credete veramente al Paradiso, vi renderete del paradiso meritevoli, perché sarebbe opera sommamente benefica e cristiana.26)
Il 3 dicembre 1873, sempre nella discussione generale sullo stato di prima previsione del Ministero di Grazia e Giustizia per il 1874, lamentò che le sue precedenti proposte di riforma degli uffici finanziari non fossero state considerate e, quindi, riconfermò i rilievi già avanzati sulla carriera dei funzionari del P.M e dei magistrati e le critiche agli stanziamenti in bilancio per il restauro o la costruzione di chiese nuove e poi domandò, svelando un laicismo che rasentava l'anticlericalismo, che fossero chiuse non poche chiese e conventi ritenuti inutili, per destinarli a scuole, sale per riunioni, esami, esposizioni, infine sottolineò l'eccessivo fiscalismo che gravava sulle vertenze giudiziarie.
Nella tornata del 20 gennaio 1875 evidenziò la lentezza e la lungaggine dei processi penali e civili e in quella dell'8 maggio 1878 ritornò sulla questione di adeguare le retribuzioni del personale dell'amministrazione giudiziaria al costo della vita.
Oltre che sui problemi di ordine giuridico e giudiziario, l'on. Romano intervenne anche su questioni di natura tributaria: fece rilevare (2 maggio
25) L. FRANCESCHINl, op. àt. ì Ibidtm.