Rassegna storica del Risorgimento
Repubblica Romana. Archivio Capitolino
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1999
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Federico Smietile
rio, il 31 gennaio 1891 nella tempestosa seduta che vede la caduta del II ministero Crispi dopo l'offesa alle Sante memorie della destra.22)
Nonostante la presenza nel nuovo esecutivo del Nicotera, molto vicino ad altri radicali meridionali,23) Vischi si schiera contro il governo presieduto dal di Rudinì. La linea tenuta dal tiranese nei confronti del ministero, sarà sempre di opposizione dichiarata e senza cedimenti, come dimostrano i puntuali voti contrari espressi durante i quindici mesi di governo del marchese siciliano.24) Proprio durante questo periodo, Vischi presenta per la prima volta il suo progetto di legge per rendere il XX Settembre festa nazionale, irritando alquanto il ministro dell'Interno Nicotera, a cui il deputato di Lecce III si rivolge direttamente.
Vischi svolge la sua proposta il 3 dicembre 1891. Dopo aver ricordato che nel 1861 fu deciso di considerare festa nazionale la seconda domenica di maggio, tra l'altro per la difficoltà di stabilire quale giorno potesse essere considerato eccezionale tra i tanti, gloriosi del Risorgimento, prosegue:
La data, destinata a rimanete unica nella storia nostra e della civiltà, venne nel 20 settembre, ed il legislatore attuale è invitato a completare il concetto del legislatore del 1861, stabilendola come festa nazionale [...]. È sembrato a me che il 20 settembre si offra mirabilmente ad una affermazione della unità della patria e della libertà. L'unità, poiché in quel giorno la nostra bandiera sventolò sul Campidoglio [...], per dare all'Italia la sua capitale naturale ed intangibile. La nostra Roma [...]. Ci stiamo e ci resteremo rispettati e obbediti [corsivo nel testo] .
Per Vischi questa festa è nel cuore degli italiani da vent'anni, e si raccomanda a Nicotera, affinché egli, con la sua autorità e col suo passato, appoggi la presa in considerazione della legge.25) La risposta del ministro dell'Interno non appare però incoraggiante. Questi infatti, dichiara di non opporsi alla presa in considerazione della proposta, e non solo per una forma di cortesia consuetudinaria, ma anche perché il progetto del Vischi tocca un argomento molto importante e sentito dalla pubblica opinione. Detto questo però, Nicotera esprime il parere che una solennità come
L'ordine del giorno Villa, di fiducia al ministero Crispi, fu respinto con 186 voti contrari contro 123. 7 furono gli astenuti Ivi, Tornata del 31 gennaio 1891, pp. 501-502.
25) In particolare, per i rapporti di Nicotera con Giampietro, vedi A. GALANTE GARRONE, 1 radicali cit, p, 293 e 1D., Felici Cavallotti, Torino, UTET, 1976, p. 584.
2*) Diciotto voti contrari, nessuno favorevole, una astensione e otto assenze nelle ventisette votazioni nominali che si tennero durante il ministero di Rudinì-Nicotera.
25) Ap Camera, XVII legislatura, sessione 1890-1892, Discussioni, Tornata del 3 dicembre 1891, pp. 4375-4376.