Rassegna storica del Risorgimento

Repubblica Romana. Biblioteca di storia moderna e contemporanea
anno <1999>   pagina <391>
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Ufi radicale del Sud: Nicola Vischi
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Dunque, a mio credete, è impossibile la conciliazione razionalmente, è impos­sìbile politicamente, e sarebbe anzi dannosa [...].
L'onorevole Càspi [.,.] l'altro giorno [...] ha fatto delle dichiarazioni che certo dovevano riuscire, come sono riuscite a me, molto tranquillanti e soddisfacenti al riguardo.
L'onorevole Crispi ha espresso il suo pensiero invocando l'unione di tutti i li­berali per poter proporre una legislazione atta ad assicurare, con la libertà della religione cattolica, quella di tutti gli altri culti, e per impedire che sotto l'usbergo dell'apostolato religioso si venga ad insidiare l'esistenza della patria nostra.
Questa invocazione, io diceva, è tutto un programma. Ma essa crea una gran­de responsabilità per tutti gli uomini liberali che seggono in questa Camera, perché noi abbiamo avuta [...] la dimostrazione esplicita che sarà su questo tema che i partiti dovranno intendersi e riorganizzarsi.
Certamente non potrà essere questo il solo tema per organizzare un partito [...]; ma nessuno saprà negare che la politica ecclesiastica sia la base della esistenza del nostro paese [...].
L'onorevole mio amico Canzi disse e svolse [...] questo suo pensiero: "finché il Papato avrà sede in Italia, l'unità, l'indipendenza, la libertà del nostro paese saranno insidiate". Ma quando l'onorevole Canzi accennò alla ricerca dei rimedi per impedire tanta iattura, si limitò a dire che provvedimenti ve ne erano parecchi. Egli nell'ordine delle sue idee prestabilite, non volle fare quella ricerca.
Ma vi fu un interruttore il quale disse: Uno dei rimedi è la partenza del Pon­tefice. Certo sarebbe un rimedio radicale, ma è tale che noi non possiamo procu­rare. Spetta al Sommo Pontefice [...].
L'altro rimedio: abrogare la legge delle guarentigie; fare rientrare il papato nel diritto comune.
Io non so se possano avervi interesse gli altri Stati e fino a che punto quegli interessi noi dovremmo rispettare, in una questione che fu sempre chiamata e dovrebbe rimanere questione romana [...] ma so che nessuno potrebbe osare di dire che essa sia una legge statutaria [...].
Ma se la legge deve rimanere (ed è legge di prerogative) quale sarà il conte­gno del nostro Governo di fronte al Sommo Pontefice, che usa delle prerogative di sovrano e fa atto di pretendente politico [...] ? Non concedere al di là di quello che la legge delle prerogative concede [...].
L'onorevole Crispi dice: riconosco anche io che si sono ricostituite le corpo­razioni religiose, ed è naturale, dice egli, perché noi abbiamo tolto a quelle corpora­zioni il carattere delle persone giuridiche, ma non abbiamo potuto impedire la libertà di associazione. Ma, onorevole Crispi, cosa .fanno i procuratori del Re quando sanno che povere fanciulle sono per forza rinchiuse in taluni conventi [...]?
L'onorevole Crispi dice: so anch'io che risorge la manomorta. Ma domando: che cosa si propone il Governo per impedirne le conseguenze [...] ?
L'onorevole Crispi ha dichiarato di credere che non occorra una nuova legge per revocare Vexequatur [tutti i corsivi nel testo] che si concede ai beneficiati,88) e che noi ben possiamo revocare Vexequatur alla base della vigente legislazione. Fino a questo punto l'onorevole Crispi ha fatto una dichiarazione di principii, dichiarazione
88J Sul problema degli txequatur vedi F. PONZI, Crispi cu., p. 481, n. 36.