Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <1999>   pagina <443>
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LIBRI E PERIODICI
Venise et la revolution franfaìse. Les 470 dépeches des ambassadeurs de Venise au Doge 1786-1795-, Paris, Robert Laffont, 1997, in 8, pp. LIV-1228. F. Vffo
Si legge come un romanzo: credo di non essere mai ricorso, in un'attività di recensore ormai più che quarantennale, ad un'espressione così grossamente banale, ma con tutta sincerità non ne ho trovato altra che possa adeguatamente riflettere la sensazione non soltanto del lettore ingenuo ma anche di quello a sufficienza scal­trito (tacciamo a meno, una volta tanto, delle ipocrite virgolette) nello scorrere quest'autentica narrazione romanzesca, nella quale i personaggi, le circostanze, i colpi di scena, benché affidati ormai ad una notorietà quasi stucchevole, si susse­guono di fatto con un ritmo drammatico così incalzante che la curiosità di vedere come vada a finire (e lo si sa da un pezzo) prevale su qualsiasi altro riflesso psico­logico, e perciò le pagine si sfogliano avidamente, inesauribilmente, alla ricerca ed in attesa del dénouement.
Alessandro Fontana ed i suoi collaboratori italiani e francesi hanno creduto bene procedere alla traduzione dei documenti, che apparivano viceversa nell'origi­nale italiano nel pionieristico (1895) lavoro di Kovalevsky, incompleto, peraltro, tanto dal punto di vista cronologico, come stiamo per precisare, quanto soprattutto da quello testuale. L'edizione integrale di cui disponiamo oggi, arricchita dalla pre­fazione di un maestro, Alberto Tenenti, forse un tantino ottimistica nel valutare po­sitivamente la vitalità militare, diplomatica e civile della Serenissima fino ai suoi ul­timi tempi (Fontana nell'introduzione è ben più riservato) quest'edizione, dunque, consente ad Antonio Capello e ad Almorò Pisani di essere letti in tutto il mondo, vantaggio decisivo rispetto all'inconveniente non lieve di rendere impossibili le cita­zioni testuali.
I personaggi nominati sono ovviamente Ì due patrizi veneziani che, preceduti da Daniele Dolfin e seguiti da Alvise Queruli, ultimo e quanto mai burrascoso e precario ambasciatore della repubblica, si sono succeduti a Parigi dal 2 gennaio 1786 al 29 agosto 1792, data alla quale si era non a caso arrestato Kovalevsky (che per di più era partito soltanto dal luglio 1788) come quella nella quale Pisani, com­promesso più o meno a ragione nelle vicende della giornata del 10 agosto, aveva creduto bene allontanarsi dalla capitale e trasferirsi a Londra, donde avrebbe conti­nuato ad informare sino al 9 giugno 1795.
Queste circostanze, insieme con lo stacco generazionale ed ideologico che se­para Capello da Pisani, il primo più anziano di vent'anni e tradizionalista imperter-