Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <1999>   pagina <444>
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444 Libri e periodici
rito nelle decisive vicende del 1797, l'altro irrequieto viaggiatore ed economista fi-siocratico fino al leale, anche se non rilevante, impegno in età rivoluzionaria e na­poleonica, fanno sì che le due corrispondenze siano profondamente diverse, atten­tissimo al quadro europeo Capello, più concentrato su quello intemo Pisani, che poi da Londra è costretto a dare spazio fin eccessivo alla guerra in Fiandra, che ha sotto gli occhi, rispetto alle notizie francesi, che gli arrivano in ritardo ed a fatica, ed a quelle inglesi che non gli compete riferire.
E tuttavia, nonostante queste divergenze obiettive e radicali, e quindi anche la diversità che ne consegue nell'insieme del giudizio sulle vicende rivoluzionarie, que­ste ultime appaiono, tanto in Capello quanto in Pisani, non solo nella loro impo­nenza assolutamente eccezionale quanto soprattutto nel loro altrettanto straordinario radicamento nella coscienza nazionale francese, un'unità, una compattezza, un entu­siasmo, che qualche sommarissimo esempio, non consentendoci altro lo spazio e la versione del testo, sarà forse sufficiente ad illustrare.
Vedremo così, procedendo sempre e soltanto ad apertura di pagina, Capello ritenere che la nazione sarà grata ai parlamentari che si sono sacrificati per l'interesse generale (27 agosto 1787), constatare che l'idea di libertà s'impadronisce sempre più degli spiriti (26 maggio 1788), scorgere un mirabile accordo fra tutti, i cittadini, sicché Parigi sembrava formare una sola famiglia, nella giornata del 14 lu­glio, ma altresì una sostanziale guerra dei poveri contro i ricchi nel progresso dell'/Ver rivoluzionario (7 giugno 1790) che perciò non a caso è suscettibile di pro­pagazione in tutta Europa, come Capello torna a sottolineare con allarme nella rela­zione finale dicembre 1790, alla vigilia di trasferirsi a Roma.
Pisani, quanto a lui, ha subito modo di constatare a più riprese quanto gli as­segnati leghino la nazione intera al destino della rivoluzione, quella calma e concor­dia in difesa della nazione e della libertà che si ribadisce solennemente dinanzi alla fuga di Varennes (28 giugno 1791) e che si enfatizza in occasione della guerra (5 marzo 1792), i giovani accorrendo da ogni parte ad arruolarsi, sicché, commenta Pisani, il cui giudizio sugli emigrati è costantemente severissimo, un autentico fana­tismo tanto nelle città quanto nelle campagne risulta innegabile in favore delle li­bertà e della costituzione.
H trasferimento a Londra, l'abbiamo detto, appanna di necessità l'angolo vi­suale, non senza peraltro che Pisani apprezzi subito (9 ottobre 1792) il rapido con­solidamento della repubblica, grazie a vicende militari accolte in Fiandra con una­nime favore (20 novembre 1792) e malgrado Yexploit del supplizio di Luigi XVT, i cui carnefici, osserva il Nostro il 29 gennaio 1793, sono materialmente a Parigi, mentre coloro che già da tre anni lo stavano spingendo al patibolo sono fuori della Francia ed affettano oggi di compiangere la sua morte.
Almorò Pisani conclude nell'estate 1795 la relazione finale, acuta nel rilevare la centralità del ruolo dell'assemblea e del nuovo concetto di massa in tutto il per­corso rivoluzionario, coi richiamare l'attenzione del doge su quello che egli defini­sce il sottosuolo d'Europa, allo scopo d'individuare, senza timore ma con precau­zione, le infinite materie combustibili che vi sono ammassate.
La formula suggerita è deludente, armonia tra le classi e concordia tra i ga­lantuomini: ma è evidente che quest'evento grandioso, che ha saputo utilizzare ge­nialmente, sul campo di battaglia, anche i più recenti ritrovati della tecnica, dal pal­lone aerostatico al telegrafo ottico, ha altresì sancito in modo definitivo il trionfo