Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <1999>   pagina <445>
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Libri e periodici 445
delle idee e delle opinioni sulle singole persone: Pisani lo constata all'indomani dì Termidoro, il 19 agosto 1794, e si rende ben conto che sta prendendo atto di una svolta della storia.
RAFFAELE COLAPIETRA
Politica, sciente e cosmopolitismo Alexander e Wilhelm voti Humboldt, a cura di COR­RADO MALANDRINO (Collana Gioele Solari Dipartimento di Studi Politici dell'Università di Torino); Milano, Franco Angeli, 1997, in 8, pp. 335. L. 65.000.
È significativo che sia stato abbandonato l'audace concetto romantico di po­litica universale in cui far intervenire più o meno concordemente i fratelli Hum­boldt, secondo quella che fu l'intitolazione del convegno torinese del novembre 1995, in favore del più tradizionale e rassicurante cosmopolitismo settecentesco e tardo illuminista, alla cui luce vengono oggi pubblicati gli atti interessantissimi e va­riamente stimolanti del convegno medesimo.
Ed è significativo perché la politicità trascendentale, per dir cosi, sulla quale avrebbero dovuto convergere Alexander e Wilhelm nelle ottimistiche prospettive degli organizzatori e di qualche intervento (Malandrino e Sbarberi) che Schiera, nel tirare le conclusioni, liquida in sostanza, con severità opportuna anche se forse ec­cessiva, quella politicità, dunque, anziché anticipale le dimensioni autenticamente planetarie del secondo Ottocento, s'inquadra assai più congenialmente ed armonio­samente nell'umanitarismo filantropico di fraternité pluralista ed antischiavista per Alexander e nella polemica antiassolutista ed antiburocratica, contro Federico e contro Giuseppe, per Wilhelm, due momenti tipici e fervidissimi di fine Settecento, pre o post rivoluzionari nel complesso passaggio dal mondo riformista a quello li­berale.
In codesto passaggio l'arco biografico di Wilhelm viene a coincidere presso­ché esattamente con quello di Hegel, mentre il più longevo Alexander si distende fino a rendersi contemporaneo di Tocqueville, due nomi che avremmo amato venir richiamati un po' più incisivamente nell'economia complessiva del convegno, a parte le puntualizzazioni anti idealistiche, e più specificamente anti hegeliane, che Tessitore ribadisce per Wilhelm, in una presa di distanza pressoché integrale che enfatizza da un lato i rapporti con Schiller, dall'altro quelli con Burke, altri due protagonisti che avrebbero potuto godere di maggior spazio, e soprattutto più pro­blematica collocazione.
Non è un caso infatti che tutti i contributi su Wilhelm, anche quelli che ne parrebbero più lontani nell'inseguire le mille sfaccettature della sua poliedrica per­sonalità, la filologia, la linguistica, l'etica e così via, citino più o meno ampiamente l'opera dell'agosto 1792 (si ponga mente alle date!) in cui il giovane scrittore delinea una volta per sempre i limiti Grensen da porre all'azione dello Stato in nome dell'individualità dell'uomo prima ancora che del cittadino.
Questa profonda e radicale sensibilità antropologica, tutta squisitamente sette­centesca, ancorché incardinata su uno Streben che si direbbe protoromantico (è la