Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <1999>   pagina <448>
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448 Libri e perioditi
colato saggio introduttivo trova adeguato spazio la rievocazione del ruolo e dei sentimenti della comunità tedesca a Roma, prima e durante la permanenza romana di Bachofen tra il 14 novembre 1848 e l'8 maggio 1849; i circoli dei pittori Naza­reni, il circolo Deutches Kùnstlerverein (DKV) e il circolo di Josef Spithòver, pro­prietario della libreria tedesca a Piazza di Spagna, erano ambienti in cui si svilup­pano relazioni e discussioni, nelle quali anche i non cattolici trovavano sentimenti di simpatia per la curia. H 1848 coinvolse questi luoghi di cultura nelle passioni po­litiche, e di fronte al malcontento antiaustriaco di marzo non pochi artisti e studiosi tornarono in patria.
Lasciò Roma anche il Burckhardt, che dal 4 novembre 1847 al 13 aprile 1848 aveva steso le sue note (allora anonime) sulla situazione romana per 1 Basier ZH~ tung, foglio in un primo tempo incline al liberalismo ma dopo il 1839 diventato or­gano degli ambienti conservatori. Nell'autunno 1848 le corrispondenze romane del giornale di Basilea ripresero, sempre senza firma, proprio in concomitanza con l'arrivo a Roma di Bachofen, amico di uno dei membri della redazione Wilhelm Streuber. Bachofen era al suo secondo viaggio in Italia, dopo che tra il 1842 e il 1843 aveva scoperto Roma come patria spirituale; scoperta che lo aveva portato a un ripensamento metodologico nei suoi studi giuridici ed a combattere le tesi di B. G. Niebhur, mentre ancora buoni erano i rapporti con Th. Mommsen, in seguito deterioratisi. Egli veniva a Roma leggendo Livio e Machiavelli, e pensando di im­mergersi nuovamente nei classici e nel mondo dei morti; invece si trovò presto coinvolto nella vita reale. A Roma lo accolse il pittore boemo Wilhelm Kandler, beneficato dallo stesso Bachofen, col quale animò presso di sé un circolo di pittori e studiosi, che costituì un ulteriore polo d'attrazione della comunità di lingua tede­sca. Già presente nei movimenti rivoluzionari del 1847-1848 a Basilea, Berlino e Parigi, Bachofen si sentì subito attratto dal vortice degli avvenimenti romani: il giorno precedente il suo arrivo era stato assassinato il Ministro Pellegrino Rossi, fatto che costituì il primo argomento delle nuove cronache romane sul Basier Zei-tung. Quando lascerà Roma, nella primavera 1849, egli chiederà al Kandler di conti­nuare a riferire sullo sviluppo degli eventi: così che sul giornale di Basilea le corri­spondenze da Roma, sempre anonime, proseguirono ad opera dello stesso Kandler dal 27 maggio al 6 agosto successivo.
Protestante, svizzero, giurista, educato classicamente e storico, Bachofen aveva già conosciuto le dinamiche politiche quando era stato legislatore presso il Gran Consiglio di Basilea: Da buon conservatore ci ricorda rArrigoni durante la guerra del Sonderbund ('Lega separata') nel 1847, aveva parteggiato per il ver­sante cattolico-conservatore, senza però impegnarsi direttamente in politica. Ma di politica se ne intendeva e aveva le sue convinzioni, generalmente radica rissime (p. 24). La simpatia verso il cattolicesimo del protestante Bachofen nasceva dalla sua posizione circa la religione leva dell'incivilimento, tale da renderlo noncu­rante dell'accusa di essere sostenitore della teocrazia; in effetti Bachofen appariva favorevole al papato, come istituto politico, ma era assai critico verso il papa, e verso Pio IX in particolare (p. 70).
Il distacco dello studioso, attratto dall'arte funeraria etnisca e dalla storia della monarchia di Romolo e Numa Pompilio, ci offre, quindi, un particolare reportage dell'ebbrezza che coinvolge anche i nobili in una Roma travolta dalle veloci tra­sformazioni politiche che seguirono l'assassinio di Pellegrino Rossi. Il processo che,