Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <1999>   pagina <449>
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Libri e periodici 449
tra esigenze d'ordine e volontà rivoluzionarie, conduce dopo la svolta del 5 feb­braio verso la Repubblica romana, viene seguito portando attenzione al comporta­mento delle élites e del popolo romano. Come si dirà a Roma nella comunità dei tedeschi a commento dell'articolo apparso sull'autorevole giornale Augsburger Allgemeine Zeitung dell'agosto 1849, H sovvertimento dello stato romano dalla morte di Gregorio XVI fino alla restaurazione di Pio IX (frutto della collabora­zione del Bachofen col Kandler) le corrispondenze romane del Basler Zeitung si rivelano scritti di un testimone oculare che con intelligenza ha visto tutto, ma si vergogna di essere cattolico e tuttavia non è protestante (p. 70).
Nei rapporti romani di Bachofen, talvolta attraversati da una vena di sarca­smo (come quando si accosta l'avviarsi dell'esperienza repubblicana all'inizio del carnevale), si celano interessanti spunti per la ricerca. L'osservazione della situazione capitolina, il 20 dicembre 1849, che vede la città precipitata in un'anarchia monar­chico-papaie-repubblicana con la più ampia base democratica (p. 110), appare commento finemente ironico e, nello stesso tempo, acuta percezione dello stato d'animo della cittadinanza romana. In effetti, l'importanza del rapporto tra frattura e continuità, tra ordine pubblico e iniziativa rivoluzionaria, tra potere temporale e costituzione, sembra emergere con evidenza anche da una recente e interessante biografia dell'avvocato Carlo Armellini (M. Severini, Armellini, il moderato, Pisa-Roma, Istituti Editoriali e poligrafici intemazionali, 1995): lo stesso Armellini ricor­derà all'apertura dei lavori dell'Assemblea costituente romana la necessità del reali­smo politico che si era imposto agli organismi costituzionali di Roma al bivio fra la sottomissione alla tirannide e gli orrori minacciosi dell'anarchia . In effetti, an­cora il 27 novembre 1848 la Giunta capitolina redigeva un proclama (firmato dal Corsini ma opera di Armellini) nel quale si affermava: se manca la presenza del Sovrano, il suo spirito, il suo nome e la sua autorità non sono lontani da noi . Tra gli altri spunti degni di approfondimento figurano anche le notizie sulla presenza di Garibaldi a Roma fin dalla metà del dicembre 1848 (presenza spesso sottaciuta o sottovalutata, fa notare l'Arrigoni), ricordata anche nella biografia di Armellini, sia pur con un breve cenno, in relazione ai disordini sedati con l'intervento della guar­dia Civica e alla lotta politica promossa dal Canino. E se nel libro di Severini l'afflusso a Roma di numerosi patrioti viene considerato ben diversamente dal corrispondente svizzero (che vede l'immortale Garibaldi a capo di una masnada di miserabili ), in esso si ritrovano sostanziali conferme agli apprezzamenti di Ba­chofen sul governo della città dopo il 5 febbraio 1849 e durante l'Assemblea costi­tuente, capace nella gestione dell'emergenza sociale e economica ma debole al suo interno per le divisioni politiche che l'attraversavano. Cosi, il giudizio severo sul ruolo di Armellini e Saffi nel triumvirato con Mazzini (ritenuti pure comparse ) si rispecchia nel declinare, con tale esperienza, della parabola politica di Armellini de­scrittaci nella ricostruzione biografica fatta dal Severini. Altri aspetti potrebbero, an­cora, essere sottolineati, ma non è questa la sede per svilupparli. Una ulteriore con­siderazione, tuttavia, sembra opportuna.
Le difficoltà dell'utilizzo di simili corrispondenze giornalistiche sono note e lo storico deve far ricorso ai molti strumenti del mestiere per valutare quanto l'autore mette di proprio e quanto, invece, sia in grado di riferire con correttezza. L'Arri­goni, con scrupolo e attenzione filologica, ci rende il testo delle corrispondenze at­tribuite al Bachofen con un puntuale apparato critico. In esso trova modo di com-