Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia politica. Secolo XX
anno
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1999
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pagina
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450
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450 Libri e periodici
meritare la cifra stilistica del corrispondente romano; come in occasione della traduzione per i lettori del Basler Zeiiung del decreto fondamentale che in quattro articoli proclamava la Repubblica romana. L'attenzione si appunta sul primo articolo in cui si afferma la decadenza del papato di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato romano: il termine usato per tradurre governo, Herrschaft, significante sovranità, autorità, diritto di sovrano, appare all'Autrice il frutto, più o meno inconscio, della concezione teocratica del mondo classico e del papato di Bacilo fen (che, peraltro, condanna senza appello la scomunica lanciata dal pontefice). Ma l'intervento di Bachofen potrebbe essere inteso come richiamo ai lettori, nel modo sintetico della traduzione, circa la questione politico-costituzionale centrale nel dibattito politico di quel momento. Già dopo il breve pontifìcio che nominava una commissione governativa presieduta dal cardinale Castracane, insieme col Pantaloni il moderato Armellini si era sforzato di sottolineare come l'atto papale dovesse essere considerato non costituzionale, e come il diritto di necessità autorizzasse ad impadronirci per un momento della sovranità; si riteneva che, a causa dell'assenza del potere esecutivo, la Camera sarebbe restata l'unico potere legittimo e sovrano e che la Giunte di governo avrebbe avuto la stessa sovranità ed autorità del potere esecutivo ordinario. Il 26 dicembre 1848 quando Armellini lesse il progetto di legge sulla costituente, prima svolta dell'evoluzione democratica, egli tornò sulla contrapposizione tra sovranità papale e volere del popolo: vi può essere un signore più legittimo del popolo che il popolo stesso?. Ed ancora, il 5 febbraio 1849, di fronte all'Assemblea costituente egli era tornato sul contrasto tra il principio teocratico e costituzionale: La sovranità, che professiamo e riconosciamo sempre esistente nel popolo per diritto, partito il Sovrano, vi esisteva anche di fatto (citato da Severini, p. 155). Non è da escludere che Bachofen avesse presente tale dibattito nel pensare un intervento sul testo dal valore chiarificatore, sicuramente non l'unico (come ancora nella traduzione dell'articolo 2, dove il pontefice romano, destinatario di garanzie per l'esercizio del potere spirituale, viene presentato col termine sacerdote romano ).
Le difficoltà che sono presenti in sede di analisi storica nel conoscere ed interpretare la produzione di così interessanti corrispondenti e viaggiatori, non ci esentano, comunque, dal considerare l'apporto che potrebbe giungere alla storiografìa da una maggiore attenzione alle testimonianze degli uomini e della cultura europea sul risorgimento italiano. Lo stesso Bachofen, verso le cui opere e iniziative l'Arrigoni richiama l'attenzione, non gode di grande notorietà in Italia. Dopo i lavori di L. Gossman del 1983, Bachofen ha goduto alla fine dello scorso decennio di una certa fortuna (su di lui hanno scritto nel 1988 A. Momigliano, S. A. Fusco, C. Ampolo e la stessa Arrigoni) mentre alcune traduzioni dei suoi lavori sono stati pubblicati a cura di G. Schiavoni, M. Pezzella, A. Cesana e M. Ghelardi tra il 1988 e il 1993: ma poco si sa dei suoi cinque viaggi in Italia dal 1842 al 1865 (che sembrano praticamente sconosciuti alla stessa letteratura italiana sull'argomento). Di ritorno da Roma nel 1848 Bachofen scrisse alcune Riflessioni politiche sulla vita pubblica del popolo romano . prima di stendere insieme a F. D. Gerlach, tra il 1850 e il 1851, la polemica Storia dei romani: ma al periodo di agitazioni politiche vissuto a Roma egli dedicò alcuni Appunti di storia quotidiana registrati a Roma 1848/49 e alcune pagine della sua Autobiografia (in realtà una lunga lettera al Savigny), parzialmente conosciuta in Italia nelle versioni presentate da