Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia politica. Secolo XX
anno
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1999
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pagina
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453
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Libri e periodici 453
Indubbiamente, in questo lavoro di approfondimento severo portano buoni contributi le indagini rivolte alla riscoperta di personalità che, se non proprio a livello nazionale, hanno svolto consistenti ruoli nella vita pubblica regionale e si sono affacciati nell'agone più generale, quello parlamentare, per farsi interpreti delle esigenze della periferia, il più delle volte rappresentata con decoro e con esemplare consapevolezza. È il caso di Elia della Croce, deputato della prima legislatura post-unitaria italiana, il quale, svolgendo una fitta attività di avvocato e di amministratore, percorre tutto il secolo ed è testimone dei trapassi culturali e politici che lo attraversano. Eletto nel collegio di Gaeta a rappresentare la situazione politica di Terra di Lavoro, il della Croce è diligente difensore dei meno abbienti nel primo parlamento di Torino, dove porta la sua lunga esperienza maturata a livello di base.
Dà un apporto notevole, potremmo dire in merito esaustivo, sulla personalità e sull'opera di Elia della Croce il grosso lavoro di Antonio Cervone; pur se alla prima impressione appare limitato all'ambito locale, esso s'inserisce a giusto titolo nella bibliografia storica e storiografica dell'Ottocento italiano e costituisce un esempio corretto dell'analisi che dovrebbe condursi rigorosa per la riscoperta e la sistemazione delle rappresentanze politiche provinciali a livello parlamentare centrale. Attenendoci al caso, si conferma la necessità dello studio appunto rigoroso della rappresentanza di Terra di Lavoro nel parlamento italiano, come si è cominciato a fare con il Buo-nomo pure di Gaeta e con il Simoncelli di Sora, e si continua ora con il della Croce. L'antica, storica provincia di Terra di Lavoro, la più settentrionale del regno dei Borbone, geograficamente estesa da Nola fino a Sora, a Montecassino e a Fondi, ha svolto sempre, nell'assetto tra monarchia meridionale e potere pontificio, un ruolo equilibratore di spicco ed ha segnato talvolta, come nell'esilio di Pio IX, significativi passaggi dello svolgimento politico dei rapporti tra gli stati in Europa; per questo, allora, assume rilevanza lo studio della rappresentanza parlamentare, oltre che per la conoscenza della configurazione culturale e sociale dell'ambito territoriale.
Un ampio squarcio sulla materia profila il Cervone con il suo lungo saggio, ampiamente documentato e corredato da un apparato critico giovevole. I temi affrontati hanno afferenze strette con le situazioni ambientali per via dell'attività professionale di avvocato svolta dal della Croce a buoni livelli: risultano così particolarmente illuminanti gli sviluppi delle cause analizzate, come la Calcagnini o quella che coinvolge i Capitelli, dove ha per avversario Domenico Capitelli, presidente del secondo parlamento napoletano (1848) e pur egli di Terra di Lavoro. Questo processo, lungo quanto interessante, si svolge per il possesso delle Paludi di San Tammaro ed investendo gli amministratori dell'Annunziata di Gaeta porta l'indagine sulla situazione del tempo nella gestione delle opere pie, la cui posizione costituisce un vasto capitolo dell'evoluzione storica del Mezzogiorno d'Italia. Cosi ha rilievo tutta la trattazione riguardante l' Albergo dei poveri di Napoli, del quale il della Croce è soprintendente.
S'inquadrano nell'ampio discorso lo sviluppo della pubblica beneficenza in quegli anni e il valore che assumono le congregazioni di carità con i conseguenti riflessi che si hanno nello sviluppo socio-economico locale. Il processo del quartuc-cio, per esempio, è illuminante per i rapporti che si instaurano tra la gente del mare ed il potere pubblico sul posto.