Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia politica. Secolo XX
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1999
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pagina
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458
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458 Libri e periodici
A ciò va aggiunta la considerazione che, quasi tutti ex interventisti, gli esponenti del sindacalismo rivoluzionario avevano visto nell'esperienza bellica il gran fermento capace di rinnovare gli italiani attraverso la conquista della loro unità nazionale, considerata a sua volta come garanzia dell'unità proletaria e del fu turo imperialismo operaio . Ma questo incontro con la nazione, iniziato per alcuni già in occasione dell'impresa tripolina, si rivelò in realtà, per molti di essi, un piano inclinato che li vedrà abbandonate gradualmente i punti essenziali e caratterizzanti della dottrina originaria e costituì il preannuncio di quella sintesi rappresentata dal cosiddetto sindacalismo nazionale, primo passo dell'adesione, per molti teorici e organizzatori, al fascismo. Giuseppe Di Vittorio ed Ernesto Cesare Longobardi faranno eccezione aderendo al partito comunista.
GUGLIELMO GIOVAGNONI
GIUSEPPE LA SCALA, Diario di un cappellano metodista durante la prima guerra mondiale, a cura di GIULIO VICENTINI, prefazione di GIORGIO ROCHAT (Collana della Società di Studi Valdesi, 15); Torino, Claudiana, 1996, in 8, pp. 223. L. 35.000.
Chiunque manifesti interesse per gli studi storici sa che la storiografia evangelico-risorgimentale (e qui ricordo i lavori di Spini e Manzotto, Cerrito e Santini) è da sempre attenta a cogliere e ad evidenziare il ruolo del protestantesimo italiano, nelle molteplici e complesse fasi del Risorgimento. Adesso, con la pubblicazione dei ricordi di guerra del metodista Giuseppe La Scala, pagine curate da Giulio Vicentini per la prestigiosa Collana di Studi Valdesi, troviamo ulteriori ed interessanti elementi di conoscenza della storia degli Evangelici italiani, in corrispondenza della Grande Guerra. Dagli anni lontani del Risveglio e poi durante il consolidamento del Regno, tutta la costruzione dello Stato nazionale è caratterizzata anche dalla partecipazione di uomini, che, evangelici per credo religioso, offrono se stessi alla causa italiana, per una libera e consapevole scelta patriottica. Dunque, Valdesi e Metodisti, Fratelli Cristiani e Battisti, benché fortemente minoritari nella nostra società nazionale, a causa di antiche e pressanti contingenze storico-religiose, sono fieri ed entusiasti sostenitori del nuovo corso storico, perché finalmente considerati quali liberi cittadini dalla rinnovata Italia, garanzia per essi di tutela, libertà e rispetto. Così, nei mesi che seguono il dramma di Sarajevo, quando l'aspra polemica contrappone violentemente i neutralisti ai fautori della guerra, a Roma come a Milano, a Napoli come a Palermo, le Chiese protestanti vivono quei giorni, di profonda lacerazione e di impetuosi moti dell'animo, come il tempo drammatico della scelta, del dubbio e del tormento della coscienza. Tuttavia, dichiarata guerra all'Austria-Ungheria, anch'esse aderiscono senz'altro H idillio nazionale, se è vero che sono partecipi del generale e fervido sentimento di devozione alla patria, con un entusiasmo ed una passione comuni a tutte le variegate correnti dell'interventismo italiano. Insomma, gli Evangelici, già tollerati dall'art. I dello Statuto Albertino, indossando con fierezza l'uniforme, intendono consolidare e suggellare il loro ideale patto di alleanza con il Regno d'Italia, verso cui essi nutrono dei