Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia politica. Secolo XX
anno
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1999
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pagina
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459
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Libri e periodici 459
forti sentimenti di riconoscenza e lealtà, accomunati in ciò anche all'Ebraismo italiano, l'altra nostra stimata e ragguardevole minoranza religiosa. Scelta, comunque, non priva di rammarico e tristezza per gli eredi della Riforma: essi, infetti, si sentono vieppiù smarriti e sgomenti di fronte alla guerra negatrice di qualsivoglia valore e al cospetto dell'odio assoluto in un'Europa, dove il lamento, di sofferenza e di disperazione dei molti, troppi fratelli in Cristo, risuona intenso e doloroso in ogni luogo, financo nelle verdi e brumose campagne e contrade della Francia e del Belgio, ora sciagurate e luttuose terre di morte e di distruzione. Comunque, proprio la volontà di riconoscersi completamente nei destini e nelle motivazioni politico-diplomatiche dell'Italia finirà con l'indiscussa partecipazione dei Protestanti italiani all'immane sacrifìcio di tutta la nazione, perché infine siano soddisfatte le giuste aspirazioni delle terre irredenti e per edificare una novella società europea, fondata sui valori della pace e della giustizia. È con tale impegno ed entusiasmo che Giuseppe La Scala, siciliano di nascita ed evangelico per conversione al metodismo, assume la cappellank militare nel Regio esercito, quale rappresentante della Chiesa Metodista Episcopale, di cui egli è l'eminente e stimato pastore. Per quanto concerne la storia dei ministri dei vari culti, arruolati come cappellani nell'esercito italiano durante le guerre del Novecento, con le conseguenti e rilevanti connessioni etiche e morali, politiche e religiose, la recente ed accurata indagine storico-documentaria ha evidenziato molti e inediti elementi di conoscenza, di modo che noi oggi, grazie agli studi di Morozzo della Rocca e Menozzi, di Rochat e Franzinelli, intendiamo, con una maggiore capacità di giudizio, sia la genesi e il ruolo della cappellania sia i comportamenti di coloro che, mobilitati per servire Dio e la Nazione, si vedono consegnare la spada e la Bibbia: quella strumento di distruzione e di morte, questa messaggio di concordia e di redenzione. Ecco, dalla lettura del diario, piace al recensore cogliere più di ogni altra cosa le inquietudini umane e spirituali di Giuseppe La Scala, perché egli è l'uomo di fede, chiamato a predicare l'Evangelo fra i soldati al fronte, e cioè durante un percorso di tempo del tutto condizionato dalla rapida e incontrollata successione di diversi stati d'animo e di differenti situazioni reali, per cui quell'umanità in guerra è ora sgomenta e smarrita ora trepidante e fragile. In definitiva, in lui, pastore, soldato e padre, la fede religiosa e il patriottismo, il rimpianto della natia Sicilia e lo struggente ricordo della famiglia costituiscono il tumultuoso correre dei sentimenti e delle emozioni Egli si sente uomo ramingo e abbandonato, come sospeso tra cielo e roccia, al cospetto della repentina e onnipresente morte, lassù sulle svettanti e solitarie montagne dell'estrema terra veneta. H diario copre un arco temporale che comprende la guerra 1915-1918: dal radioso maggio alla Strafexpedition, dalla battaglia degli Altipiani alla vittoria finale, e poi ancora i bombardamenti aerei e le dolorose ritirate, le colonne dei profughi ed i prigionieri di guerra rappresentano la quotidiana e tormentata realtà descritta dal Nostro in pagine attente a cogliere la totalità delle voci e degli attimi, che caratterizzano il campo di battaglia. Attraverso il suo diario, l'autore ci parla della guerra e della sofferenza, della fede e della preghiera, là nelle trincee, che sovente appaiono ripeto con il Lussu [...] inanimate, come cose lugubri, inabitate, rifugio di fantasmi misteriosi e terribili [...] , certo luoghi di straziante dolore fisico e di sconvolgente esperienza umana, tuttavia anche momento di rinnovato fervore patriottico dei soldati evangelici in grigioverde, nelle ore più tragiche per la comune