Rassegna storica del Risorgimento
Regno delle Due Sicilie. Storia politica
anno
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1999
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pagina
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484
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484 Alfonso Scirocco
sottolineava il carattere personale impresso da Ferdinando IT all'esercizio della sovranità. Si tratta di una osservazione che a noi sembra indicativa e che non ritroviamo con la stessa nitidezza né nei contemporanei, né negli storici che hanno esaminato il suo regno, i quali hanno messo in evidenza Patteggiamento accentratore del re, ma non hanno approfondito come esso non si fosse manifestato soltanto nella prassi di governo come il portato di un temperamento autoritario, ma fosse sfociato scientemente in una tecnica dell'esercizio del potere.
Sotto questo aspetto, a nostro avviso, vanno integrati i sempre validi giudizi espressi sul re dalla storiografia più avvertita, principalmente sulla scorta delle relazioni dei diplomatici, che avevano la possibilità di manifestare le loro impressioni, negata ai sudditi. Ricordiamo le parole del Metter-nich, che nel 1844 riconosceva a Ferdinando uno spirito naturalmente acuto e una notevole perspicacia, accoppiata ad una condotta irreprensibile e ad un'alta idea del suo potere sovrano. Queste qualità gli avrebbero permesso di sollevare il regno dai mali causati dai precedenti rivolgimenti, se egli non avesse annesso
alla parola indipendenza un valore che in una sana politica non può avere: indipendente come persona, egli non ha ministri e indipendente come sovrano è senza alleati, e quindi privo di consiglieri all'interno e di amici all'estero. H re Ferdinando aggiungeva , essendo eccessivamente geloso del suo potere e di quella che egli qualifica la sua indipendenza, non ha fiducia che in se stesso e teme sopra ogni cosa di dare l'impressione di subire una qualsiasi influenza.3)
fin dal primo numero manifestò la sua posizione affermando che l'esercito aveva tratto la monarchia e il paese dall'anarchia in cui era caduto lo Stato. 11 giornale fu pieno di adulazioni verso il re, vituperò i liberali, definiti salvatori brevettati , lodò Radctzky, vecchio eroe dell'esercito austriaco, approvò il ritiro del contingente napoletano dall'Alta Italia, sostenne la spedizione per la riconquista della Sicilia, si rallegrò per la sconfìtta di Cado Alberto a Novara, vide con soddisfazione la fine dell'esperimento costituzionale a Napoli, e il 30 maggio 1849, giorno dell'onomastico di Ferdinando, osservò con gioia che sul forte di S. Elmo era tornata a sventolare la bandiera bianca borbonica al posto del tricolore, che aveva aperto il varco ad un mare di disonore, infamia, vergogna (ALFREDO ZAZO, Il giornalismo a Napoli nella prima metà del secolo XTX, II edizione, Napoli, Procaccini, 1985, pp. 142-143). Da quel momento Musei si dedicò all'esaltazione della dinastia, pubblicò in fascicoli quindicinali la Storia civile e militare e vari opuscoli, nel 1861 segui a Roma Francesco 11 continuando la sua opera di polemista anche al servizio della Santa Sede e schierandosi con gli ultraborbonici. Restò a Roma dopo il 1870 e si mantenne in corrispondenza col sovrano per il recupero dei beni della Casa Reale incamerati da Garibaldi (dobbiamo le notizie biografiche alla cortesia del dott Cario di Somma),
3) Il giudizio è espresso nelle istruzioni al principe di Schwarzcnbecg, nominato ambasciatore a Napoli, Vienna 10 marzo 1844: RUGGERO MOSCATI, / rapporti austro-napoletani