Rassegna storica del Risorgimento
Regno delle Due Sicilie. Storia politica
anno
<
1999
>
pagina
<
485
>
Ferdinando II re delie Due Sicilie: la gestione del potere 485
Mettemich, che aveva conosciuto personalmente Ferdinando II a Vienna nel 1836, coglieva i tratti essenziali di una personalità contraddittoria, in cui la fiducia in se stesso e una natura impulsiva davano luogo alla diffidenza e al sospetto, isolando il sovrano dai suoi stessi collaboratori. Lo osservò Raffaele De Cesare, disegnandone il carattere con vivacità di memorialista.
Salito al trono a ventanni aveva dovuto interrompere gli scarsi studi era la constatazione iniziale . Egli veramente non sapeva nulla bene, ma sì mostrava convinto che a tutto bastasse il senso comune e di questo era largamente dotato, insieme alla naturale perspicacia napoletana e ad una memoria, che concordi amici e nemici riconoscevano prodigiosa. Tenuto conto del mondo intellettualmente mediocre che lo circondava, il re era, fuori di dubbio, l'intelligenza superiore e certo la più acuta, perché di rado s'ingannava nella conoscenza degli uomini. Dotato di spirito beffardo e motteggiatore, come ogni napoletano, preferiva il sarcasmo alla lode, e se questa concedeva, non la scompagnava da una leggiera tinta d'ironia, quasi per fare intendere che non doveva essere accettata per moneta sonante. Leggeva poco o nulla, e ostentava una invincibile avversione per gli scrittoli in genere, che chiamava, per disprezzo, permanili...
Egli non era apatico, né fatalista, né remissivo alla volontà dei suoi ministri, né si sentiva indifferente al bene e al male, insensibile alle passioni, superiore alle antipatie: invece passioni e antipatie sentiva fortemente e non sapeva nasconderlo. Aveva volontà vigorosa e carattere estremamente vivace, e il puntiglio, come in ogni natura meridionale, poteva moltissimo in lui. Era, inoltre, impaziente, insofferente e inclinato a vedere delle cose l'aspetto men bello, e degli uomini le debolezze, più che le virtù.4)
Il pessimismo nei riguardi delle persone si trasferì nei suoi criteri di governo, che troviamo illustrati in uno scambio di lettere con Luigi Filippo d'Orléans che sarebbe avvenuto all'inizio del regno. Il sovrano francese aveva sposato Maria Amelia, sorella di Francesco I di Napoli, zia di Ferdinando. Salito al trono nel luglio del '30, pochi mesi prima del nipote, sperò che questi lo seguisse sulla via delle concessioni costituzionali, e il suo governo fece pressioni perché almeno si allineasse alla politica orleani-sta.9
nù primi anni del regna ài Vtrainando II, Napoli, 1939, p. 9 agg.; si veda anche TD., Ferdinando II di Borbone nei documenti diplomatici austriaci, Napoli, ESI, 1947, p. 56.
4} RAFFAELE DB CESARE, La fine di un regno, Città di Castello, 1909. Noi ridarne da una edizione del 1969, Milano, Longanesi, in cui i brani riportati sono alle pp. 233-234.
*) Sulle apprensioni dei Mettemich circa l'inclinazione del Borbone per la Francia negli infuocati anni 1831-32 cfr. 11. MOSCATI, Ferdinando II dt., pp. 23-27.