Rassegna storica del Risorgimento

Regno delle Due Sicilie. Storia politica
anno <1999>   pagina <486>
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486 Alfonso Scirocco
Luigi Filippo fece anche personalmente opera di persuasione.6) In que­sta prospettiva avrebbe rivolto, il condizionale è d'obbligo per fondate ragioni,7) un esplicito invito a mettersi sulla via delle riforme. Noi siamo in un'epoca di transazione avrebbe scritto al giovane re , in cui sovente conviene cedere qualcosa per non lasciarsi strappar tutto, e vedrei vera­mente con gioia Vostra Maestà romperla con un sistema di compressione e di violenze . Gli chiedeva di accostarsi al sistema della Francia: cosi, sacri­ficando un poco d'autorità, avrebbe assicurato la pace del suo regno e la stabilità della sua casa. In una Italia, in cui erano pronunziati e accumulati i sintomi di agitazione, bisognava attendersi uno scoppio rivoluzionario più o meno prossimo, che avrebbe messo in difficoltà il monarca napoletano, ed avrebbe provocato lo scontro tra l'Austria da una parte, la Francia e l'Inghilterra dall'altra. Ferdinando, a suo avviso, avrebbe potuto salvar tutto, andando volontariamente e con prudenza incontro ai voti ed ai bisogni del suo popolo.
9 In una lettera del 2 marzo 1831 il ministro degli Esteri francese Sebastiani racco­manda al suo ambasciatore a Napoli dì ripetere a Ferdinando che se il re mette una -viva insistenza nei consigli che fa giungere al suo augusto nipote, dipende dal fatto che l'interesse che porta alla conservazione della sua potenza e alla prosperità del suo regno non e fondato solo su considerazioni politiche, ma si unisce anche a motivi di natura più intima, ai legami che uniscono i due monarchi... : Le relazioni diplomatiche fra la Francia ed il regno delle Due Siciffé,, à cura di Armando Saitta, voi. I, Roma, Istituto storico italiano per Pctà moderna e contemporanea, 1966, pp. 74-75.
T) U nostro dubbio nasce dal fatto che sia la lettera di Luigi Filippo, sia la risposta di Ferdinando, entrambe senza data, sono attcstate soltanto dalla pubblicistica dell'epoca. Le due lettere sono state citate in ENRICA Di ClOMMO, La nazione possibile. Mezzogiorno e questione nazionale nel 1848, Milano, Franco Angeli, 1993, p. 21, che le accoglie per buone, avendole reperite in A.S.N., A. ., busta 1762, dove sono inserite in una cronaca mano­scritta compilata a. Roma da funzionari del governo borbonico in esilio intitolata Le tre rivoluzioni del 1799, 1821, 1848 nel reame delle Due Sicilie narrate con documenti che correggo­no gli errori di storie contemporanee (con qualche cenno su quella del 1860 che è un loro corolla­rio). Ma esse non sono tratte dall'archivio di Casa Reale, e i compilatori ammettono di averle copiate dal giornale napoletano La Bandiera Italiana del 3 settembre 1860. In effetti proven­gono dalla pubblicistica francese: sono già citate in C. DE MAZADE, Le roi Ferdinand lì et le royaume des Deux Siciles, in Kevue des deux mondes, 1 e 15 agosto 1859 (pp. 513-543 e 797-830) p. 526, e riportate per intero In CHARLES FAVA, NapJts 1130-1857, Paris, 1858, pp. 414-416, che forse è per tutti la vera fonte. Non possiamo nascondere la nostra perplessità sulla autenticità della lettera di Ferdinando II, perché il tono arrogante della sua dichiarazio­ne, con la netta presa di posizione in favore dell'Austria, è in contrasto con l'atteggiamento prudente del giovane re nei primi anni del regno e la simpatia allora manifestata per la Francia: FEDERICO CURATO, Il regno delle Due Sicilie nella politica estera europea (1830-1861), Palermo, A. Lombardi editore, 1989, pp. 18-19.