Rassegna storica del Risorgimento

Regno delle Due Sicilie. Storia politica
anno <1999>   pagina <489>
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Ferdinando II re delle Due Sicilie: la gestione del potere 489
amministrativo di modello napoleonico.14) Tra le riforme che l'Austria nel congresso di Lubiana aveva cercato di imporre a Ferdinando I per venire incontro a quelle tra le richieste della classe dirigente che sembravano fondate, ci fu una razionalizzazione degli ordinamenti dello Stato intesa ad evitare gli arbitrii dell'esecutivo.15) Con decreto del 26 maggio 1821 (un decreto di grande importanza, perché prevedeva la separazione amministra­tiva della Sicilia, la creazione di due Consulte e la concessione di maggiori attribuzioni ai Consigli provinciali ed ai consigli comunali) tu anche istituito un Consiglio ordinario di Stato con almeno sei consiglieri senza incarichi ministeriali, in cui i ministri avrebbero portato per la discussione gli affari più importanti, sui quali poi sarebbe stata presa la decisione insindacabil­mente dal re. In tal modo si concentrava il potere in un organo collegiale, privo di volontà politica dinanzi al sovrano, ma di fatto dotato di forza e prestigio di fronte al paese .*6)
Questo altissimo consesso doveva garantire al re, nell'esercizio delle sovrane funzioni di legislazione e di governo, la continua assistenza dei più fidi ed eminenti suoi sudditi. Inoltre, il Consiglio di Stato doveva essere treno al potere dei ministri, o, come spesso dicevasi, al dispotismo ministeriale, perché gli affari più importanti, che i ministri segretari di Stato sottoponevano alla sovrana risoluzione, dovevano essere discussi in un'assemblea più numerosa del consiglio dei ministri, col contri­buto di più varie opinioni ed esperienze. E vero che i consiglieri di Stato, non meno dei ministri, erano chiamati al loro ufficio dal re, nella sua piena discreziona­lità... Ma poiché il numero dei consiglieri era indefinito... il sovrano avrebbe potuto realizzare, nelFambito del Consiglio, non solo una selezione di competenze politico-amministrative, ma anche una certa rappresentanza di ceti e di interessi L'istituto poteva avere talune prospettive di sviluppo, non certo in senso liberale, ma quanto meno sulla lìnea della 'monarchia consultiva' auspicata dal Mettemich, e come struttura di raccordo tra la nazione ed il governo del re.
u> Sulle caratteristiche degli Stati italiani nella Restaurazione e sulla conservazione to­tale o parziale del modello napoleonico ALFONSO SCIROCCO, Ulta Ita del Risorgimento (1800-1871), Bologna, Il Mulino, 1993, II ediz., cap. II. Si ricordi che nel 1815 solo nel Mezzo­giorno furono conservate integralmente le istituzioni francesi: ivi, pp. 39-40 e 45-47.
19 Sulle riforme imposte a Lubiana e la resistenza del governo napoletano alla loro attuazione GAETANO CÌNGA RI, Mezzogiorno e Risorgimento. La restauratone a Napoli dal 1821 al 1830, Bari, Laterza, 1970, capp. I, II, III; A. SCIROCCO, Dalla seconda restaurazione alla fine del regno, in Storia del Mezzffarno* fenaj Edizioni del Sole, 1986, p. 654 per le richieste di decentramento dopo il 1815 e pp. 673-681; Io., 7 sovrani e le riforme, in Ulta li a tra ritioìtizjom e riforme. 1831-1846, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1994, pp. 61-65.
*i G. ClNGARl, op. di., p. 90. l'i chiaro che si tratta di un Consiglio della Corona, di un organo diverso per compiti e per composizione dal Consiglio di Stato del modello statale napoleonico.