Rassegna storica del Risorgimento

Regno delle Due Sicilie. Storia politica
anno <1999>   pagina <490>
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Alfonso Scirocco
La lealtà fu diversa. I consiglieri di Stato... furono sempre poco numerosi La scelta cadde di regola su personalità dell'alta aristocrazìa, che avevano bensì eserci­tato in precedenza uffici importanti, ma che si distinguevano piuttosto per fedeltà al trono che per superiori attitudini, ed il cui spirito conservatore, onesto il più delle volte, ma limitato e routinier, dava ben poco sussidio nella soluzione dei sempre più complessi problemi dei regno. Ed erano poi i consiglieri di solito in tanto avanzata età, che quel consiglio pareva un senato di vegliardi. Ne era poi ulteriormente affievolita l'autorità per la consuetudine invalsa di lasciare talora per più anni vacanti i posti di ministro segretario di Stato, affidando la reggenza dei ministeri a direttori ..., cioè ad alti funzionari... Per di più, non tutti gli affari politici e d'alta amministrazione passavano per il Consiglio di Stato, che anzi tutte le questioni di maggior rilievo, di competenza dei ministeri degli Affari Esteri e della Polizia generale, erano sottratte tanto al Consiglio di Stato, quanto al Consìglio dei ministri, e riferite direttamente dal capo del dicastero 'in conferenza particolare' al sovrano...
La conseguenza è che un consesso, il quale avrebbe dovuto essere... la ruota principale nel meccanismo della monarchia, fu, come centro di vita politica, una istituzione sbiadita, tanto che, con ben poche eccezioni, i nomi dei suoi componenti sono, per la maggior parte, noti appena agli specialisti. Quando, poi, al tempo di Ferdinando IT, il trono fu occupato da una forte personalità, il ruolo del Consiglio di Stato si scolori ancor di più, fino al livello di un gruppo di collaboratori subor­dinati, il che, accrescendo oltre misura la responsabilità personale del sovrano di fronte alTopinione pubblica, non giovò certo alla monarchia borbonica.17)
In effetti il Consiglio di Stato ordinario, quello in cui, secondo il R*-golamento del 4 giugno 1822, si esaminavano gli affari aniministrativi e i progetti di leggi, decreti è regolamenti, nel 1832 era formato dal duca Avarna di Gualtieri, presidente del Consiglio dei ministri, dal marchese Girolamo Giusso, ministro di Casa Reale, dal marchese di Pietracatella, presidente della Consulta generale, dai ministri principe di Cassaro (Esteri), generale Fardella (Guerra e Marina), marchese D'Andrea (Finanze), Nicola Parisio (Giustizia), generale Del Carretto (Polizia), Nicola Santangelo (Inter­ni), e da Onorato Gaetani, duca di Laurenzana, ministro senza portafogli.18) Si trattava, cioè, del Consiglio dei ministri, integrato dal Pietracatella e dal Laurenzana. Dal 1841, dopo la promozione del Pietracatella alla presidenza del Consiglio dei ministri, troviamo accanto ai ministri titolari dei dicasteri il siciliano principe di Campofranco in quanto presidente della Consulta, e il
") G. LANDJ, op. ci/., pp. 156-159.
,3/ In una seconda sezione XAttuammo del 1832 elenca in ordine di nomina i Cónti-giteti ministri ài Stato, che sono Avarna, Girolamo Ruffo, il prìncipe della Scaletta Antonio Ruffo, e il Pietracatella, e in una terza iterane i Consiglieri Hi Stato, che vanno dal duca di Gallo nominato a fine Settecento a personalità siciliane nominate nel 1812 e nel 1815, fino a Michele dei Medici principe di Ottajano, nominato nel 1.832.