Rassegna storica del Risorgimento

Regno delle Due Sicilie. Storia politica
anno <1999>   pagina <495>
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Ferdinando il re delie Due Sicilie: la gestione del potere 495
sue mani il controllo di tutti i rami deU'amministrazione, egli si circondò di tecnici, come Nicola Parisio, un alto magistrato, nominato nel '31 alla Giustizia, Nicola Santangelo, sperimentato in una brillante carriera di inten­dente, dal '31 all'Interno, Ferdinando Ferri, proveniente dalla Corte dei conti dal '41 alle Finanze, che agirono in stretta aderenza alle direttive del sovrano, e restarono a lungo a capo dei dicasteri, fino al '47 il Santangelo e il Ferri, e al gennaio '48 il Parisio; anche dal '31 al '48 Francesco Saverio Del Carretto, comandante della Gendarmeria, resse contemporaneamente il delicato ministero della Polizia.29) Ugualmente a lungo tennero la loro carica i presidenti del Consiglio: Carlo Avama duca di Gualtieri, dalla morte del Tommasi nel 1831 alla sua morte nel 1836, il successore, marchese Giro­lamo Ruffo, fino alla sua morte nel novembre '39, Giuseppe Ceva Grimaldi, marchese di PietracateUa, dal 14 gennaio 1840 al gennaio 1848, quando si dimise con tutto il ministero in seguito alla decisione del re di concedere la costituzione. Notiamo che i due ultimi presidenti del Consiglio ricoprirono l'incarico ad interim per meta la durata di esso!
La mediocrità dei ministri e la presunzione del re di poterli manovrare a suo piacimento erano denunziate dai diplomatici accreditati a Napoli. L'ambasciatore piemontese Crosa di Vergagni nel 1839 riferiva che il re tollerava la poca onestà dei suoi collaboratori perché si credeva illuminato e sagace abbastanza per tenerli a freno e in soggezione, tracciava un ritratto più ricco di ombre che di luci del Santangelo, del Parisio, del gene­rale Del Carretto, salvando il ministro delle Finanze D'Andrea e il ministro degli Esteri principe di Cassaro, e concludeva che
tutto questo complesso di ministri sembra andar benissimo finché seguono giorni di pace. Ma se per disgrazia sorgessero nuovi trambusti, io credo purtroppo che presto si avrebbe il disinganno sulla loro capacità e specialmente sulla loro devozione alla monarchia ed ai retti principi.30)
D'altra parte la tendenza a non mutare uomini e cose, a non uscire dagli schemi consueti, sottintendeva il rifiuto a tener conto della evoluzione della politica italiana ed europea, e comportò una stagnazione nella vita pubblica, particolarmente avvertita col passar degli anni. Le carenze e le
) Su tutù brevi cenni biografici in Niccola Nteatini e gli sfurti giurìdici a Napoli netta prima metà del secolo XIX, a cura di fausto Nicolìni, Napoli, 1907. pp, :G-Ct Su Del Carretto ai veda la voce di SILVIO DB MAjO, in Dizionario Biografico degli Italiani, voi. 36, Roma. 1988.
*"> Rapporto del 13 marzo 1839, in C TRASSKLLI, àrL jfc pp. 290-291.