Rassegna storica del Risorgimento

Regno delle Due Sicilie. Storia politica
anno <1999>   pagina <504>
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504 Alfonso Scirocco
regina, Maria Cristina di Savoia, dai fratelli principe di Capua e conte di Lecce, dallo zio principe di Salerno, ma, per la prima volta, lo seguirono ufficialmente alti personaggi, il marchese di Pietracatella, in quel momento membro del Consiglio di Stato, ministro senza portafogli e presidente della Consulta generale, Antonino Franco, ministro per la Sicilia, e il ministro degli Esteri, il siciliano principe di Cassaro. Il decreto che stabiliva la sosti­tuzione degli assenti e l'andamento degli affari durante la lontananza del te (depurato dalle istruzioni riguardanti l'ordine pubblico, solo adombrate nell'articolo 3) tu pubblicato dal giornale ufficiale e nella Collezione delle leggi.
La speranza era ancora viva e le accoglienze furono di nuovo entusia­stiche. Le cronache parlano di folla plaudente, di sfarzose illuminazioni, di passeggiate nella città, di spettacoli teatrali, delle rituali cerimonie religiose. Il re si trattiene solo nella capitale dell'isola, dove lo ossequiano deputazioni di molte città. Ha modo, perciò, di dedicare parecchio tempo alla visita delle istituzioni culturali e assistenziali: l'Istituto d'incoraggiamento, con la ricca esposizione dei prodotti dell'industria locale, il collegio militare di arti e mestieri, dove si dà sussistenza e ricovero a fanciulli senza guida, il conser­vatorio di Santo Spirito, dove sono educate le trovatelle, l'Albergo dei poveri, dotato di scuole, opifici, macchine, i monti dei pegni, il giardino botanico, il collegio nuovo dei gesuiti (dove un alunno recita un sonetto) e il conservatorio musicale del Buon Pastore (dove viene eseguito un con­certo e cantato un inno), l'Accademia di scienze e belle lettere. La regina di solito lo accompagna, e da sola visita due conventi femminili.50) E troppo poco, e la delusione è evidente.
Facendo le sue riflessioni su quello di cui si è reso direttamente conto nelle settimane di permanenza a Palermo, il Pietracatella il 15 agosto pre­senta una lunga e circostanziata relazione al re, partendo dalla constatazione che un malcontento generale esiste in Sicilia: questa trista verità non può disdirsi In Palermo è più palese, più stizzoso. Per cercarne le ragioni esamina la storia dei rapporti tra la monarchia e l'isola a partire dal 1812, si rende conto delle giuste ragioni dei siciliani, privati dell'indipendenza e mal governati Parla di gravissime circostanze, di un malcontento che deve destare fondati timori. Prospetta l'ipotesi di restituire alla Sicilia gli antichi parlamenti, e ne riconosce l'anacronismo; caldeggia la separazione delle due parti dei regno, come era prima del '16. Ad ogni modo, a suo
50) I resoconti del viaggio del re e della permanenza a Palermo sono nel Giornale del Regno delle Due Sicilie, 18 giugno-2 agosto 1834.