Rassegna storica del Risorgimento
Regno delle Due Sicilie. Storia politica
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1999
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512
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512 Alfonso Scirocco
27 settembre, accompagnato dal figlio Francesco, principe ereditario, dal fratello conte dì Trapani, dal maggiore Severino e da moiri generali, sbarcò a Sapri, a Lagonegro trovò ad attenderlo Salvatore Murena, direttore del ministero Interni, e Francesco Scorza, calabrese, direttore del ministero Affari Ecclesiastici e Pubblica Istruzione. La cronaca registra la parte politico-militare del viaggio, consistente nelle esercitazioni di una colonna mobile delTesercito e in una serie di provvedimenti, messi a punto lavorando con i due direttori (opere pubbliche, atti di clemenza per i condannati politici), e quella dell'incontro con le popolazioni. L'itinerario si snoda attraverso i centri minori, tocca tutti e tre i capoluoghi, Cosenza, Catanzaro, Reggio. E importante la puntata in Sicilia. Il 23 ottobre Ferdinando II sbarca a Messina, poi va a Catania e ad Acireale: è la prima volta che torna nell'isola dopo la ribellione del '48, e sarà anche l'ultima. Il 26 toma in Calabria, il 29 a Paola si imbarca per Napoli.
L'opuscolo ci fa conoscere una serie di particolari: per esempio, il re alloggia a Torraca nel castello del barone Palamolla, marchese di Poppano, a Cosenza nella casa di campagna della famiglia Orlandi, a Castelluccio, a Rogliano, a Tiriolo, a Pizzo in un convento, a Morano nel seminario, a Spezzano Albanese nella sede del giudicato regio, a Monteleone nella sottintendenza, a Reggio nell'intendenza, a Bagnara in una locanda. Si ripetono le scene che conosciamo: addobbi, padiglioni, archi di trionfo, immagini dei sovrani, arazzi, sete e broccati pendenti dai balconi, bande musicali, rappresentazioni teatrali, balli, illuminazioni, lanci di cappelli e sventolio di fazzoletti, suono di campane. A Rotonda gli abitanti vanno ad accoglierlo con una selva di rami di ulivo; a Morano sul far della notte gli va incontro con mille faci una moltitudine, preceduta da ceri portati da ecclesiastici e gentiluomini, mentre porte e finestre brillano di lumi. H re, come di prammatica, visita istituti di istruzione, ospedali, orfanotrofi (nell'opuscolo sono elencate le somme lasciate per elemosina nei vari luoghi); porta particolare attenzione allo stabilimento della Mongiana, ferriera e fabbrica d'armi.
Messina, sottoposta nel settembre '48 al terribile bombardamento che indigna l'Europa e vale a Ferdinando l'appellativo di re bomba vive con entusiasmo l'incontro del perdono. All'arrivo del sovrano il luogotenente, Carlo Filangieri, proclama la cessazione dello stato d'assedio. Si accalcano più di cinquantamila persone; il popolo vuole tirare la carrozza a braccia, stacca i cavalli, ma il re li fa riattaccare; sventolano migliaia di bianche bandiere fregiate dello stemma e dei gigli borbonici; terrazze e balconi sono ornati da stendardi reali offerti dal ceto dei mercatanti. Catania fa un'accoglienza non meno fastosa.