Rassegna storica del Risorgimento
Regno delle Due Sicilie. Storia politica
anno
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1999
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Alfonso Scirocco
vigilia del 1860 e il collasso del regno che aveva posto fine alla monarchia borbonica, io storico legittimista giungeva alla individuazione della responsabilità politica di Ferdinando II, facendola trapelare al di là delle solite lodi stereotipate.
In Ferdinando egli notava due tempi, divisi dallo spartiacque del '48. Dopo quella data
indignato delle cose e degli uomini, poco in essi fidò, poco crede nel merito altrui, si lasciò a poco a poco circondare da uomini mediocri o astuti- Prima ebbe regge e ministri, poi casini e direttori; prima scelse e fé fare, dopo volle il più far esso; prima regnò, dopo arnministrò; pria fu in mezzo al popolo, dopo lontano. Mescolamento di beni e mali prima e dopo, quelli da re, questi da ministro.
Dai narrati fatti riluce il gran bene che fece Ferdinando al paese; qui dirò i falli. Visti i danni venuti da ministri discordi e potenti, passato il '48 fé l'opposto: che prese volentieri uomini mezzani o ufficiali. E il più li volle non ministri ma direttori, cioè capi d'amministrazione, non di governo, d'esecuzione, non di comando, facitori, non pensatori. A sé volse la somma delle cose alte e basse; e spese la vite a un lavorio immenso, cui uomo non bastava, e vi macerò i giorni suoi. Schiacciato da faccende e suppliche innumerevoli era, che ogni cosa doveva iniziarsi da esso; e seguendo la macchina dello Stato tal verso, l'ingegno Vavea poco a fare, sendo mestieri anzi di chi cieco ubbidisse, che di chi perspicace pensasse. Quindi molta forma, poco pensiero, spesso la forma alterava la legge, tra tante carte filtrava l'arbitrio; quindi falli di macchina senza responsabilità, pregio l'ubbidienza, non rampognato il mal fatto. Ciò adusava gli uffiziali a cercar piuttosto di trovarsi bene che di far bene: però salivan su i mediocri, perché docili ad andare verso di chi poteva più. Correva come fior di sapienza il motto: Chi più fa meno fa. Sinché fu bonaccia s'andò avanti, al primo uragano si perigliò; e il senno del non fare la die vinta ai congiuratori che facevano. Ferdinando aveva nelle mani tutte le volontà; mancato esso appunto nel gran momento del bisogno, non si trovò chi abbrancasse il timone; e lo Stato fra i marosi fu nave senza pilota.76)
Le accorate constatazioni del De Sivo coglievano parzialmente la verità. Senza dubbio gli aspetti negativi dei criteri adottati da Ferdinando II nella gestione del potere si erano accentuati dopo il '48, ma erano stati presenti fin dall'inizio del regno come parte essenziale della sua azione. Al sovrano non erano mancate occasioni per venire incontro alle aspirazioni rivelate dalla rivoluzione del '20. Nel 1831 si era avuto il cosiddetto colpo di Stato dell'Intontì tendente alla creazione di un Consiglio di Stato sul
W GIACINTO DE SIVO, Storia delle Due Sicilie da! 1847 al 1861 Trieste-Roma, 1863-69. Noi citiamo dalla edizione Trieste, 1868: il brano riportato, intitolato Governo di re Ferdinando, è U 6 del libro XVJN ed è a p. 4 del voi. II; nel successivo 10 si parla a lungo della grettezza: con cui il governo cercava di fare economie e della conscguente corruzione. Ricordiamo che ufficiati sta per impiegati.