Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <552>
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552 Raffaele Colapielra
più grande interesse, ricavabili dal citato volumetto1) ben al di là della convenzionale passionalità campanilistica, e della pur sintomatica devozione all'arcivescovo suo protettore, Pietro Consiglio, un Pastor venerando ed amoroso .9
Essi si concentrano nell'omaggio al fausto ascenso di Ferdinando II ed alla sua clemenza, mediante una sintesi delle vicende intercorse tra la reazione e l'assimilazione dei murattismo3) ma specialmente, tra suggestioni petrarchesche e manzoniane più o meno individuabili4) in una vivace ade­sione polemica ai contemporanei affreschi leopardiani di vita culturale e di costume a Napoli, la moda, i caffè, i giornali, il bori ion, l'ostentata pelurie, e così via, non senza qualche tremito interiore più propriamente esistenziale,5)
'' Esso era stato preceduto, già nel 1833 a Napoli, da uno scritto per il ripristino del tracciato dell'Appia quale privilegiata via di comunicazione fra Terra di Bari e Terra d'Otranto.
I - VA
Q A lui è dedicata una delle odi saffiche della raccolta, in cui le beghe cittadine ven­gono deplorate con accenti non trascurabili ( ti tu de' pianti mici alta cagione Diffidi troppo, e fortunata Ostuni Ah il quanti in te funesti mali aduni Senza ragione ).
3) Per le recate offese Vieppiù d'amor s'accese, E Padre e gran Sovrano Nel periglio fatai, nel rio conflitto, Già figli egual ci riconobbe in quello Di sua Clemenza memorando Editto : e la cantata si avvia a concludersi: Non più risorgono Nel petto umano Le idee frenetiche D'un odio insano .
4) 11 sonetto Nosce te ipsum - il carattere dell'autore, è tutto impostato su una contrad­dizione psicologica di tipo petrarchesco (Male mi sembra il ben, e un vivo ardore Nel mal, nel ben mi fa trovar diletto) mentre manzoniano e il ritmo dell'uomo il misero Cade, risorge e giace sotto un diluvio universale che colpisce solo il perfido e non il retto sentire.
9 Echeggia una ben nota meditazione leopardiana sul tournant rappresentato dal quinto lustro l'ode cosi intitolata pervasa peraltro altresì da una sorta di horror religioso (* Ah, quanto lleligion puote nell'alma! Quale oscuro avvenir ella m'addita! ) mal convivente ad un tempo con la mia ragione adulta e col pessimismo negro d'affanni e di sospiri ... Tu nascesti al duolo. Ben più incisive si rivelano tuttavia le sestine I moderni letterati, sulle quali l'influsso della Palinodia e de J nuovi credenti, che si susseguono tra il 1835 ed il 1836, è stringentissimo tanto da porre da una parte lo stuzzicante quesito circa un'atmosfera quanto meno diffusa e comune tra i due cosi distanti verseggiatori e dall'altra la superfluità di riscontri testuali ( Oggi, grazie alla moda, la ragione Va per nobil cammino e a Dante, al Tasso, Chi si volga un momento è un babbuasso [.,. < fortunati noi, che in un caffè Ovvero in qualche nobil società Scienziati addiveniam, credete a me, Senza fatica in questa dotta età! Un'occhiata ai giornali, e tanto basta, Che i giornali son tutti d'una pasta. Che bella cosa andar verso la sera (...) E veder quei valletti affaccendati Portar co' fogli ancor freschi gelati [...] Un fico sarà sempre egli stimato Se non intende a picn che cosa sia Buon tuono, civiltà, galanteria (...) Questo portar la barba al mento e al muso L'aver barba alla gola ed alla guancia Ed esser tutto barba e sotto e suso, Costume che ci die forse la Francia, Ci fecero sembrar fieri animali: Ci vogliono le lenti o almcn gli occhiali ).