Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
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1999
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Francesco Trincherà nella cultura napoletana del suo tempo 553
il mondo, insomma, del quale il Nostro stava per diventare tra i più rappresentativi protagonisti, dopo le prime incerte collaborazioni giornalistiche e dopo il carme La carità evangelica degli ecclesiastici napoletani in occasione del cholera morbus, un castigo di Dio, quest'ultimo, tutt'altro che l'epidemia degli spiriti forti, sul cui sfondo non poteva non stagliarsi la gratitudine dei poverelli alla eroica filantropia dell'eccellenza del marchese Del Carretto, ministro della polizia generale.7)
Si deve attendere, per codesto protagonismo, il marzo 1841, all'indomani della scomparsa dell'arcivescovo Consiglio, che ha offerto il destro per un'apologia che rimarrà costantissima dell'atmosfera culturale in cui il defunto presule si è formato, l'eletta e venerata dottrina di Antonio Genovesi vittoriosa, anche questo un topos che incontreremo sino alla fine, contro il regno dell'ignoranza e dell'errore, la tirannia della ragione e del buon senso, la filosofia scolastica.8)
Teatro dell'autorevole esordio è la Rivista napolitano di sciente lettere ed arti che l'amico Antonio Tari, ha fondato nel 1839 con programma eclettico di conciliazione in filosofia e letteratura, ed alla quale hanno dato la loro collaborazione il vecchio Galluppi ed il giovane Mancini, Pasquale
9 Mentre il Nostro componeva un carme in morte di Bellini e raccoglieva canti popolari pugliesi, il 31 luglio 1835, giovani della sua cerchia, Antonio Tari, Francesco Saverio Correrà, Vincenzo Lomonaco, fondavano I curiosi che sarebbe durato esattamente un anno e nel quale non figura peraltro la firma del Trincherà, da identificarsi invece forse col T. che nel Ri coglitore italiano e straniero ossia rivista n/e usuale europea di sciente lettere belle arti bibliografia e varietà, edito a Milano da Antonio Fortunato Stella IV, 291-292 (1837) segnala i canti di Emidio Cappelli in morte di Bellini (per il quale c'è stato anche un discorso funebre di Cado Dalbono) e della Malibran, e critica perche prolisso Claudio Vannini o l'artista di Saverio Baldacchini (nella rivista, ispirata dà Canta, e più tardi da Tommaseo, T. scompare subito e, deplorandosi la scarsezza di notizie da Napoli, appare anonima la recensione a Degli odierni ufficii della tipografia e de' libri di Carlo Mele, che stigmatizza il protezionismo vigente in merito a Napoli). Sembra invece da doversi escludere la collaborazione al fiorentino II ricoglitore di notizie teatrali, mentre può darsi che appartenga al Nostro l'ampia cronaca teatrale anonima che caratterizza nel 1834 il napoletano // raccoglitore figurante compilato dall'estensore Vincenzo PctrellL
"T) Stampato nel 1836 dalla tipografia De Marco e dedicato a Giuseppe mio dolcissimo fratello , l'opuscolo cita i popolarissimi quartieri di Pendino e Porto quali epicentri, del colera, ma non per questo si astiene dal maledire in versi quei che dettò l'abbominate carte E la pietà, la carità distrusse K delitto la disse in tempo estremo e dall'anno tare in prosa quale dottrina desolante e forse erronea quella che stabilisce essere il cholera morbus una malattia contagiosa .
ty L'apologia è contenuta a pp. 9 sgg. di un elogio funebre stampato a Napoli dalla tipografia De Marco nel 1840, due anni dopo che il Nostro è intervenuto sul Po/iorama pittoresca con una monografia su Brindisi