Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <557>
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Francesco Trincherà nella cultura napoletana del suo tempo 557
Macco arcivescovo di Matera che tanta parte avrebbe avuto nel Quarantotto meridionale, commenta la circolare del Rémusat ministro dell'Interno sul pauperismo e la carità legale in termini che richiamano l'amico Cusani.15)
Quando peraltro deve tornare alla prediletta letteratura, ad esempio per la strenna 1842 de L'Iride, assume un tono graffiante caricaturale che si direbbe precrociano, nel prendersela con la Guacci Nobile la cui pretesa poesia nega la critica dal momento che la grama suppellettile poetica napoletana [...] potresti proprio rassomigliarla al noto debito galleggiante degli economisti [...] tutte persone rispettabili e dabbene, che scrivono così per ammazzare la noia in versi.16)
E solo col nuovo anno, precisamente il 1842, che il Nostro e la Rivi­sta napolitano, forse in relazione con le versioni più sopra citate, sterzano decisamente in direzione della filosofia17) con l'esposizione di quella hege­liana che Trincherà traduce dal Willen, escludendo partigianeria e detrazione a danno di un pensiero che, nella sua oscurità, e pur non identificandosi compiutamente con quello del tempo, è senz'altro di alta importanza, specie nell'ambito della storia della filosofia di cui, tra mille riserve, si fanno ampissime citazioni.
Sterzata non esclusiva, peraltro, se è vero che Trincherà trova modo nel solito tono sbrigativo d'intimare a Giuseppe Del Re di proseguire la benemerita raccolta in dispense di Cronisti e scrittori sincroni napoletani ma di cederne la traduzione al Rocco od a Carmine Modestino, e specialmente di stigmatizzare nell'opera di Michele Amari sul Vespro l'assenza di una parte filosofica sulla cultura del tempo, quella censura che già avevamo visto
*9 Invece di abbandonate la causa del povero, che è quella di Dio e la nostra scrive Trincherà interroghiamo con più pazienza l'esperienza nostra e quella degli apostoli della beneficenza [...] l'economia pubblica sollevandosi a poco a poco dalle vedute puramente fiscali all'altezza d'uno scopo morale. Nel frattempo Pasquale Liberatore pubblica sulla Rivista napolitano una lettura Del medio evo e di ciò che lo caratterino e lo distingue da lui tenuta il 15 giugno 1841 alla Pontanìana, Botrclli scrive di antropologia in termini ormai chiaramente psichiatrici, Nicolirai ristampa dalle Ore solitarie di Mancini due sue lezioni di diritto penale del febbraio 1841, Carlo Brunani presenta Un fanciullo portentoso 3 non altri che Enrico Pcssina, tra poco tanto legato a Trincherà ed ai suoi, che ad undici anni disserta di classici e di matematica, ed è protetto dalla regina madre Maria Isabella.
'6) Nemmeno gli amici hegeliani, per la verità, se la passano meglio, troppo leopardia­no apparendo Giambattista Aicllo ed affettata la negligenza de 11 pellegrino di Stanislao Gatti, i due scrittori che avevano polemizzato sulla Rivista napolitano intorno alla muliebrità della letteratura medievale in volgare,
,7) Si notino anche Dello stile gonfio di Tari e Del modo di trattare la scienza degli esseri disegno di una metafìsica di Cusani, che accetta la psicologia degli edettici ma in ontologìa si tiene fermo a Hegel.