Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <558>
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558 Raffaele Colapietra
rivolta a Baldacchini e che ora, con Hegel alle spalle, assume un'incidenza ben più robusta e pregnante.18)
E ancora filosofica, infatti, anzi più propriamente morale nel senso in­dicato in modo esplicito e complesso da Cusani, ristanza che induce il Nostro a pubblicare nel 1843, e ristampare l'anno successivo, sempre per i tipi napoletani della stamperia del Guttemberg, la prima versione italiana, annotata da lui, del Corso di economia politica tenuto nell'anno accademico 1836-1837 da Pellegrino Rossi al Collège de France, con in più un profilo insignificante di storia dell'economia dovuto a Charles Henri Rau e due articoli di Luigi Blanch, che vanno invece letti in istruttivo chiaroscuro alle note del Trincherà per intendere il sostanziale passo avanti da lui compiuto nei confronti dell'illustre epigono del murattismo sul terreno economico, così come era avvenuto su quello filosofico in rapporto a Galluppi, sia pure in entrambi i casi sul fondamento di un largo eclettismo.
Blanch esordisce infatti sintomaticamente col ricondurre a Vico, anzi­ché allo Hegel di Cusani, il Rossi dell'origine astratta della scienza econo­mica, e con l'assumere Say quale punto di riferimento per un esame della produzione che prescinda pregiudizialmente dalla distribuzione e per una comune adesione a Malthus che si limiti a definire la relazione tra economia e morale sullo sfondo di Smith e Genovesi.
In realtà Blanch, e lo esplicita nella seconda lettera, privilegia senza mezzi termini la produzione su una distribuzione che si deteriora esclusiva­mente nella pratica, e la inquadra in un liberismo rigoroso ed ortodosso a cominciare dal lavoro, dalla terra assunta come elemento di stabilità, dalla guerra rifiutata perché improduttiva al pari, malgrado le apparenze, del colonialismo, il tutto nella prospettiva ottimistica dell'assurdità e dell'ineso­rabile tramonto delle idee protezionistiche.
Trincherà19) è tutt'altro che in quest'ordine d'idee, la terra, checché ne pensi Malthus, è troppo vasta e bastevole ad alimentare i suoi figli. Per
,8J Ogni rivoluzione nelle idee scrive Trincherà con linguaggio ormai anche for­malmente filosofico ne porta seco un'altra ne' costumi e nel governo: e per contrario niuna rivoluzione ne' costumi e nel governo è possibile senza quella delle idee. Queste due cose vanno tra loro inseparabilmente congiunte. Né ci si dica che la tirannide e l'oppressione ingenerino assolutamente e per sé i mutamenti negli Stati (il che non toglie, s'intende, che la documentazione raccolta per Un periodo del/a istoria sia/tana del secolo XIII sia reputata stupenda ed incomparabile). Si osservi anche, nel tomo agosto 1842 pp. 209-255 della Rivista napoli i/i a a, in prospettiva essenzialmente dantesca, Dell'analisi e della sintesi saggio di studi etimologici di Nicola Nicolini.
Hfl Cito dal Corso ecc. cit. I, 225-229 (è la sola nota a pie pagina del Nostro nel primo volume) e II, 251-279. A II, 216 troviamo una nota dell'editore di adesione a De Maistre in