Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
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1999
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Francesco Trincherà nella cultura napoletana del suo tempo 559
guarire talune società dalla piaga del pauperismo non si richiedono, se non c'inganniamo, che sole due cose, organizzazione e distribuzione più equa e razionale della ricchezza, emigrazione dell'eccedenza della popolazione nelle contrade ancora deserte e poco o nulla coltivate .
Non solo: ma nella polemica contro la libertà formale fermamente rivendicata da Blanch il Nostro va assai più oltre allorché precisa che finché non si saranno soddisfatte le esigenze materiali della vita non è sperabile, non è possibile verun immegliamento morale degli uomini e s'interroga retoricamente contro i pregiudizi fisiocratici sempre durissimi a morire: Chi sarà mai tanto stolido o cieco della mente da negare i benefici dell'industria [...] ora che questa scienza de' bisogni costanti ed usuali della vita ha ottenuto di svolgersi e di dominare all'ombra della libertà? Oggi che essa esercita un'influenza decisiva su tutti gli affari sociali? .
Nessuna meraviglia dunque che un significativo elenco alfabetico degli scrittori che hanno elevato l'economia politica a dignità di scienza per primi in Italia2 si concluda con un messaggio produttivistico ed interventista21) che, facendo piazza pulita di vecchi e venerandi postulati intorno
difesa dell'inquisizione quale sostegno dell'ordine pubblico e della società, nonché delle missioni cattoliche.
2) Compilato sulla traccia di Blanqui in omaggio ad un'Italia come rutt'altro che terra dei morti, l'elenco si apre con Matteo de Augustinis, ricordato tra l'altro come scopritore di Serra ed erede consapevole di Genovesi, e prosegue con Beccaria, criticato per aver considerato improduttivi gli operai, Bianchini, Filippo Briganti che oggi ha perduto molto della sua importanza perché nessuno si ferma alle stranezze del filosofo di Ginevra (come lo scrittore salentino aveva fatto néìl'Esame economico del sistema civile, Napoli, 1780 polemicissimo contro Rousseau e Mably), Cagnazzi, il duca di Canialupo, Corvaia visto con crescenti riserve, Luigi Cibrario* la cui sintesi storica, apparsa tra il 1839 ed il 1842, L'economia politica al medio evo è lavoro veramente stupendo (ce ne dovremo ricordare), Delfico, con Filangieri, e significativamente, il più caldo partigiano della libertà di commercio, il geniale Francesco Fuoco, Galiani circondato da riserve, Genovesi al pari di Verri precursore di Smith, e sul cui primato non c'è da ripetersi, Gioia critico erudito di Smith, Galanti considerato specialmente per il suo contributo alla statistica ed alla demolizione degli abusi feudali, Giovanni Manna, la cui grande opera del 1840 sul diritto amministrativo viene intelligentemente inserita nell'economia pubblica in Lato senso intesa, Ortis precursore di Malthus, Palmieri che si è voluto circoscrivere ad essere ministro dell'assolutismo, Peeehio imparziale *, Romagnosi filosofo (non sembra che dei lombardi il Nostro abbia nozione adeguata, benché li rispetti) fino al giovanissimo Antonio Scialoia, i cui Principi dell'economia sodale esposti in ordine ideologico, del 1840, lasciano presagire le più liete speranze, proprio in quella prospettiva filosofica la cui esigenza è stata a più riprese ribadita dal Trincherà,
2i) Un governo sarà sempre inefficace al mantenimento della tranquillità pubblica fino a quando non avrà facilitato l'acquisizione delle ricchezze promuovendo ogni maniera di