Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
anno
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1999
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pagina
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561
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Francesco Trincherà nella cultura napoletana del suo tempo 561
queste le prime baldanzose postille polemiche del Trincherà2 che si lascia andare in proposito ad una definizione di principio squisitamente desancti-siana persino nelle vibrazioni del linguaggio (Una ispirazione in cui l'individuo si pone con orgoglio e si fa valere come individuo, invece di essere soltanto l'organo e l'attività vivente della cosa istessa, è una cattiva ispirazione ).
Sembra a lui che il filosofo di Stoccarda sia forse alquanto più logico e conseguente del torinese, dal momento che identifica il bello con la sostanza dell'arte anziché con un suo modo, che sarebbe eterno ed immutabile come in Platone, mentre, osserva il Nostro, la vita in sé non esiste che quando riveste la forma dell'essere vivente individuale donde l'hegeliana ed intellettualistica superiorità del bello artificiale su quello di natura.
Esso si determina e si concretizza attraverso la situazione, la cui formula definitoria (Non è che il fondo materiale su cui deve disegnarsi e svolgersi un carattere, un sentimento, una passione: e solo nel mettere in opera questo dato esteriore, per cavarne un'azione ed un carattere, si rivela il vero ingegno dell'artista) richiama ancora una volta Trincherà, in atmosfera desanctisiana, alla più rigorosa ortodossia hegeliana.
Senonché, come si è accennato, e con una incongruenza eclettica tipica del Nostro, ed a lungo andare sconcertante e sterile, accanto ad essa convive un tradizionalismo spiritualistico ed idealistico che non rinunzia a concepire e definire l'idea di Bello in quanto tale (E come una rivelazione che Dio si compiace di fare ad alcune anime privilegiate, stampandola nel fondo della loro coscienza. Essa non può derivare in modo alcuno dal mondo estemo ) né ad echeggiare celebri immagini platoniche per aprire ad un romanticismo peraltro solo vagamente inteso ed enunciato (La pittura riesce poco o nulla adatta a darci nelle sue produzioni l'idea di quel bello infinito che meglio si appalesa nella poesia, e più ancora nella musica, arte unica a cui col crescere della civiltà sarà riserbato il pieno trionfo su tutte le altre arti sorelle).
Codesta incongruenza non può che progressivamente squilibrarsi a risolversi in favore del tradizionalismo, nonostante il vigore delle suggestioni hegeliane che non mancarono di venir positivamente rilevate:27) e perciò
*? Più avanti il Nòstro cita Aristotele, Me tastasi e Schlegel per combàttere le tre unità, con grandi Iodi a Shakespeare, il cui Mochetti si e svincolato da ogni pregiudizio morale o religioso, repura indefinibile il sublime, critica il meraviglioso religioso in Ariosto e Milton ma loda l prodigi della Provvidenza ed ti bello poetico la Dante.
z*) Ad esempio dal giovinetto Pessimi che su // Progresso 1845 non esitò a fer proprie le osservazioni polemiche del Trincherà cb <3L OlDRINI* Mitpoli ciJ**,p 114. Le citazioni del