Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <565>
immagine non disponibile

Francesco Trincherà nella cultura napoletana del suo tempo 565
delle ferrovie, a parte le strade, la cui polizia generale Trincherà vorrebbe riservata al governo, con tariffe e concessioni da valutare caso per caso.
La libertà di commercio, infatti, inventata dagli italiani nel medioevo, è ormai, lo sappiamo da un pezzo, assicurata per sempre contro il pro­tezionismo artificioso e dannoso, che non può risorgere dopo il falli­mento del blocco continentale e l'avvento delle nazionalità, neppure sotto l'etichetta speciosa della difesa del lavoro nazionale, che si ridurrebbe a quella delle industrie privilegiate.
Il primo volume del Corso si conclude perciò significativamente e, nel 1854, profeticamente, con un omaggio a Cavour nella certissima speranza che l'Italia farà da sé nella prospettiva, si badi, di un diffuso potenzia­mento industriale e di una lega doganale inserita in una unità politica fede­rale che lasci ad ogni Stato l'amministrazione interna.
Definite così di massima le grandi linee del nostro imminente Risor­gimento, il Trincherà passa nel secondo volume a trattare del ben più scabroso ed intrigante problema della distribuzione, rigettando anzitutto, e non a caso, le idee di Smith e di Ricardo sul valore come lavoro esclusiva­mente manuale, rifacendosi a Rossi e soprattutto a Genovesi per la voce pubblica libera quale giusta regola dei prezzi, a Ferrara per la critica della teoria ricardiana della rendita.
Assestatosi così sul terreno del più rigido liberismo, con qualche ve­natura tradizionalistica, deplorata come di consueto nel Mezzogiorno la rozzezza e compiuta ignoranza della scienza agraria, il Nostro non na­sconde il suo scetticismo quanto al mutualismo operaio ed alla sua capacità d'incidere attraverso gli scioperi, quantunque i contratti, nella loro fonda­mentale iniquità che Trincherà non mostrerà mai di sottovalutare, siano piuttosto da considerate non come conchiusi tra uomini pienamente liberi ed indipendenti ma invece come espressioni della volontà de' forti che s'impone ai deboli .
Occorre perciò, c'era da prevederlo, la solidarietà tra capitale e lavoro, affrancato quest'ultimo dalla dipendenza acquistando una parte, comunque minima, della proprietà degli strumenti ch'esso impiega, anche questo un principio tutt'altro che trascurabile, e che va alquanto oltre l'associazionismo genericamente inteso, tanto più in quanto gli alti salari vengono a costituire una componente ineludibile della politica solidaristica e con essi l'esenzione delle quote minime da una fiscalità che va in ogni caso concertata sull'impo­sizione diretta da mantenere in ritmo proporzionale anziché progressivo.32)
39 Fautore dell'imposta diretta e unica sulla rem, indirizzata a colpire attraverso >l ca­tasto ìl proprietario e non il consumatore o il capitalista, Trincherà vorrebbe sollevato