Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
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1999
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pagina
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566
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566 Raffaele Colapietra
S secondo volume del Corso, e perciò l'intera opera 3 si concludono con un sommario storico della scienza economica come prospetto della storia dell'economia politica a cui il Nostro dichiara di star lavorando, ma che non porterà a termine, limitandosi, come vedremo, a riprendere e riproporre a Napoli non pochi di quei medaglioni biografici ed interpretativi che già erano stati presentati parecchi anni prima a Torino.
Il sommario si apre classicamente con Platone e Senofonte ma poi corre diritto alla decadenza del monachesimo ed allo scredito del clero, solo fino ad un certo punto bilanciati dagli ebrei e dalle crociate, per stringere il discorso su Carlo V il più ambizioso, il più detestabile di tutti i despoti [...]. Tutto ciò che ai giorni nostri è rimasto di falso nella politica, neU'arnrninistrazione e nell'economia delle nazioni, tutto lo dobbiamo al maledetto governo di Carlo V, il primo dunque dei medaglioni che saranno riproposti a Napoli, anche li in chiaroscuro diabolico ad Antonio Serra, esaltato da Galiani e criticato da Ferrara giacché in effetti miglior filosofo che pratico, e poi ancora Sully, Colbert, Law, tutti personaggi che ritroveremo ancora, fino alla critica radicale che Ferrara rivolge alla fisiocrazia e che Trincherà, s'intende, fa integralmente propria.
Sempre attento a Broggia e caldo apologeta di Genovesi e di Verri, ma stavolta anche di Beccaria in quanto filosofo come Serra in chiave associazionistica ed intimamente anticolonialista, il Nostro stigmatizza i frutti amari derivati dall'oltranzismo industriale di Smith, con la sua forbice tra ricchezza immensa e povertà spaventevole ma soprattutto inneggia inattesamente a Napoleone uomo della Provvidenza in nome della rivoluzione, il codice civile che prevale sul blocco continentale, si sarebbe tentati di dire, tanto più in quanto da essi è venuto fuori il gran problema della distribuzione, affrontato in Italia prima di ogni altro da Gioia, poi da Ro-magnosi e da Cagnazzi, fino alla soluzione socialista, organicamente anti-smithiana, di Sismondi.
Qui sostanzialmente Trincherà torna a concludere col non concludere, salvo levare il gran principio dell'associazionismo contro le utopie pericolose dei socialisti, dopo una rapida carrellata che dall'eclettismo di Rossi, qui citato senza particolare favore, perviene attraverso Cibrario a
quest'ultimo dalla condanna cattolica dell'usura e persino da una sua regolamentazione in quanto penalizzante l'interesse industriale e commerciale, e perciò aderisce a Bastiat contro i falsi e pericolosi sofismi e le declamazioni assurde di Proudhon.
35) Le citazioni del testo sono tratte dal Corso de. X, 290, 305 sgg,, 390 e 404 e li, 80, 113 sgg., 229 e 244. Del sommario vanno tenute presenti specialmente le pp. 278, 328, 405 e 549 sgg.