Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <567>
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Francesco Trincherà nella cu/tura napoletana del suo tempo 567
Scìaloia, Boccardo e Ferrara variamente apprezzati rispetto all'enciclope-dismo di Bianchini ed all'ottimismo di Bastiat ambedue troppo fine a sé stessi.34)
Ma una conclusione ben più concreta e stringente, e che le circostanze avrebbero reso quanto mai compromettente, era stata quella del primo volume del Corso, allorché, commentando la soluzione accennata per la questione nazionale italiana, il Nostro aveva definito in alternativa l'unità in termini di sogno ed utopia come la van predicando certi prezzolati scrittori da trivio degni di forca e capestro .
Costoro erano senza dubbio i mazziniani, secondo quel che Trincherà poteva giudicare licenziando il volume nel novembre 1853: ma nel corso dell'anno seguente, e nei mesi successivi, ben altri eventi si erano accavallati a coinvolgere in senso decisamente unitario e filosabaudo gran parte dell'emigrazione meridionale, così nelle sue componenti democratiche come in quelle latamente moderate e liberali, a cominciare da Francesco de Sanctis.
E perciò nominativamente contro di lui, e contro il suo appello alla resistenza in chiave unitaria intomo al Piemonte, senza neppure le superstiti spolverature repubblicane di Manin, che il Nostro indirizza nel settembre 1855 l'opuscolo polemico La questione napolitana - Ferdinando Borbone e Ladano Murai, una novità esplosiva, quest'ultima, tanto da caratterizzare potentemente l'episodio famoso e famigerato a cui maggiormente è legata la notorietà politica di Francesco Trincherà.35)
**) Va rilevato che, non facendo né qui né in seguito il nome di Mazzini, il Nostro si limita a citare Saint Simon soltanto per la sua detestabile polemica contro l'eredità. Un'attenzione particolare andrebbe poi condotta sulla requisitoria anticolonialista a noi già nota ed echeggiante De Augustinis, ma ora esasperata dalle vicende inglesi in India, che con­clude il primo volume del Corso alla luce delle conseguenze politicamente emancipatrici e liberatrici della libertà economica trionfante sul protezionismo ad un tempo e sulle compa­gnie privilegiate, l'incivilimento, in una parola, che avrebbe eliminato la tirannia europea proprio in quanto effetto necessario della cresciuta civiltà europea e dell'utile beninteso della stessa Inghilterra dal momento che l'Oriente sempre più si schiude e si avvicina all'Occidente .
35J Accanto a Trincherà il protagonista massimo della polemica in questa circostanza è indubbiamente De Sanctis, con gli interventi 5 e 23 ottobre 1855 sul Diritto che Croce scoprì in Scritti vani, inediti e rari di Francisco de Sanctis, Napoli, 1898 e sui quali ritornano ovviamente le due maggiori studiose dell'argomento nel suo insieme, MARIA VITTORIA GAVOTTÌ, // movimento murattìano dal 1850 al 1860 (Luciano Murai), Roma, 1927, pp. 86 sgg. e 114 sgg. dove si reputa il Nostro mente illustre (che) se fu murattìano lo fu anche lui per espediente (è sospettato a torto autore de La quesiton ita li e un e, Marat et les Bourbons del 1 settembre 1855 e lo e riconosciuto subito de La questione napolitana Kd sul cui buon senso, a parte Bianchi Giovini, conviene anche Massari, mentre La