Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Napoli. Storia della filosofia. Secolo XIX
anno <1999>   pagina <568>
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568 Raffaele Colapietrg
I napoletani non possono pensare alla libertà perché troppo abbrutiti, egli esordisce sbrigativamente, nel 1799 i patrioti si mostrarono -lontani dal mondo della realtà dal momento che un governo avente a fondamento principale le virtù non può sorgere in mezzo ad un'orda di selvaggi tra i quali ultimi, si noti bene, non i Borbone ma i napoletani medesimi sono i carnefici dei napoletani dinanzi a liberali irrimediabilmente pochi ed impotenti .
De Sanctis fa assegnamento sul Piemonte, lo abbiamo visto, ma che fare se saranno la Francia e l'Inghilterra ad opporsi all'unità italiana, come a suo tempo fece Lamartine?
Unità, nazionalità e indipendenza, favorite da un cattolicesimo non fa­naticamente inteso, sono, ammonisce il Nostro, elaborazione lenta e progressiva del tempo (a non parlare della fortuna), rispetto alla quale il Piemonte verrà a costituire non più che un'immensa conquista morale [...] un faro luminoso a patto però che non faccia, non agisca.
I mazziniani, quanto ad essi, possono bene assassinare Ferdinando II ma non per questo faranno la rivoluzione a Napoli, mentre nel Piemonte non hanno più seguito perché vero anacronismo, benché l'Italia assai debba a Mazzini.
La situazione, viceversa, è matura perché Napoli liquidi i Borbone gra­zie a Luciano Murat, tutt'altro che dispotico e corrotto come va declaman­do De Sanctis in sintomatica sintonia con i vecchi arnesi del regime alla Filangieri ed alla Fortunato (ma i due Pepe la pensavano diversamente) allargandosi fino alla Toscana ed alla Romagna ed unendosi ad un regno dell'Alta Italia in una federazione politica ed economica.
Una bomba, abbiamo detto, a cui già il 24 settembre replicavano pro­testando Cosenz, Pisacane, Miceli, Salomone, Carbonella Mazzarella, Cal­vino e Pilo, ed agitando il fantasma della provincia francese a cui sarebbe stato ridotto il Mezzogiorno d'Italia con la soluzione murattiana, venti-quattr'ore più tardi aggiungendosi Mauro, Nicotera, De Sanctis, Sprovieri, Biagio Miraglia, La Cecilia ed Antonino Plutino, il 5 ottobre De Sanctis
Patina polemizza vivamente attraverso Murat e l'unità italiana del luglio 1856) e FIORELLA BARTOCONI, // murattismo sperante timori e contrasti nella lotta per l'unità italiana, Milano, 1959, pp. 112-138 pastini, particolarmente severa, sulla traccia del Cionc, Francesco de Sanctis e il murattistno, in Pagine sparse, 1934, a cura del Gioee, quanto al falso realismo del Trincherà abruzzese di Ostimi (!?), al suo cicco e passivo fatalismo- mal mascherato da una certa abilità dialettica tipicamente giornalistica che gli vale comunque l'apprezzamento, esternato da Dragonecii a De Sanctis, per le piaghe gravi e profonde da lui denunziate nel Mezzogiorno, ma non lo scampa da successive stroncature dell'A. per la prolissità del suo intervento sensibile solo ad avvenimenti contingenti ed il cui. successo è dovuto esclusi­vamente al disorientamento . ancora all'epoca diffuso in materia.