Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Roma. Storia politica. Secoli XIX-XX
anno
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1999
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598
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Francesco Verducd
(...) Ora che è finita la lotta, mi pare opportuno dire due parole pel caso che a taluno, come sembra, non fosse stata chiara la mia condotta. Fui contrario di separarmi dall'Unione Liberale: questo deliberato, in omaggio alla volontà della maggioranza, me ne ritrassi insieme ad altri amici del medesimo parere mio, esternando la speranza e la fiducia che si potesse venire ad un accordo. Non dividendo i criteri adottati dal nostro partito e non volendo punto distaccarcene, fummo d'avviso di astenerci da qualsiasi ingerenza nella lotta elettorale, e così feci. Venerdì fui istantaneamente pregato di dichiarare per iscritto l'accettazione della candidatura (che naturalmente implicava l'accettazione del programma) offertami dal Comitato dei Partiti Popolari. Dissi che l'avrei fatto esternando in pari tempo il mio parere, dacché non solo non voleva contraddire a me stesso, ma come dapprima, era e sono tuttora persuaso, che di fronte al partito clericale, fu un errore quella separazione. Quindi non sono venuto fuori all'ultima ora per mia volontà: non volli recar danno qualsiasi al Partito, né accaparrar voti ma intesi soltanto, costretto a parlare, di valermi del diritto comune e cioè: piena libertà di apprezzamenti, pur rimanendo fermo nei principi quale fui sempre. Dopo ciò ogni altra dichiarazione sarebbe superflua e peggio (...) .66)
Le parole di Ferrari chiariscono il motivo della sua duplice candidatura, in liste differenti, apertamente contrapposte. Patteggiando contemporaneamente per gli uni e per gli altri, egli incarna quello spirito di unità e concordia che per molti anni ha unito in un solo soggetto politico le più disparate frazioni del partito liberale, in funzione anticlericale. Nonostante la scissione, l'unità del fronte liberale sopravvive, idealmente e fisicamente, nella persona di Ettore Ferrari. Con questo suo ultimo, estremo tentativo (che fa il paio con quello del Messaggero), egli aveva cercato di arginare il paventato trionfo clericale, consapevole che un buon risultato dei popolari avrebbe costituito la premessa del completo successo della lista cattolica.
Acquisiti i risultati, nei palazzi al di là del Tevere i papalini esultano. Bissando il successo del 1895, l'Unione Romana ottiene una completa vittoria. Il commento dell'Osservatore Romano, audace e sprezzante, ne testimonia la portata:
(...) La Croce è stata divelta dal Campidoglio ma il Campidoglio non è stato staccato dalla Croce. Anche questa volta venti vessilliferi della Croce entreranno in Campidoglio: è Roma, la vera Roma, che tranquillamente e maestosamente va a riprendere il possesso di quello storico clivo, che è cutt'insieme simbolo e monumento della libertà cittadina e della romanità mondiale. Le elezioni amministrative (...) di Roma hanno un'importanza non solamente locale, ma generale, non solamente romana, ma cosmopolita: in esse il mondo non vede che la rivendicazione della Città pertinente al mondo intero, dalle invasioni straniere. Sono così anno*
9 Una litttra di Ettore -Ferrari, in L'Italia, 28 giugno 1899, p. 3.