Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Roma. Storia politica. Secoli XIX-XX
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Le eiezioni amministrative romane del 25giugno 1899 601
senza caratterizzazione, aveva esortato ancora una volta alla mobilitazione le forze italiane, promuovendo l'unione dell'intero schieramento in funzione anticlericale. Tradizionalmente, in occasione delle eiezioni amministrative, l'Unione riusciva ad annoverare tra le proprie schiere i rappresentanti di tutte le gradazioni del variegato schieramento liberale: dall'assemblaggio forzato di tanti vessilli scaturiva un'armata efficiente ed esperta, ma per molti versi curiosa, nella quale convivevano seguaci di Crispi, monarchici ultrareazionari e repubblicani collettivisti. L'unità del fronte risorgimentale, del partito italiano, era possibile esclusivamente in virtù del fattore clericale.
Ma in questa tornata elettorale, nel 1899, le cose cambiano.
Mentre in Parlamento i deputati dell'Estrema contrastano con un tenace ostruzionismo le leggi liberticide di Pelloux, i repubblicani romani sentono il bisogno di marcare la propria diversità nei confronti degli opachi maggiorenti della logora Unione liberale. Una diversità di duplice natura: politica, innanzitutto, verso uomini che condividono i metodi autoritari e le disposizioni repressive del governo Pelloux; amministrativa, in secondo luogo, con la determinazione a non avallare più in maniera alcuna la mediocre gestione comunale, né tanto meno la connivenza con quello stesso partito clericale che, paradossalmente, in ogni campagna elettorale è innalzato a facile pretesto nel tentativo di scongiurare possibili scissioni. La costituzione dell'Unione popolare accelera poderosamente il fenomeno di disgregazione in atto nei due schieramenti tradizionali (liberale e clericale).
Per le forze politiche che vi sono coinvolte, la schiettezza nell'agire, la volontà di recidere i vincoli con il passato, la formazione dell'Unione dei partiti popolari sembra avviare quell'originalissimo processo politico e culturale che avrà compimento maturo nell'esperienza del blocco popolare del 1907 (il cosiddetto blocco Nathan).
Resta agli atti, la sfida, politica prima ancora che amministrativa, tra due mondi, che sempre più divergono e si allontanano: quello del lavoro, ancora in formazione (in una città, per giunta, con scarsa incidenza operaia7) ma già maturo e determinato, e quello di una borghesia che stenta a vedere e capire, e sempre più tende ad arroccarsi in posizioni corporative.
705 Valgano, a questo proposito, le parole di Giuseppe Talamo: Da quanto si è detto (...) circa la consistenza e il carattere delle industrie romane emerge con chiarezza la constatazione che Roma non era divenuta, tra gli inizi del Novecento e il primo dopoguerra, una città industriale. La sua mancata industrializzazione è stata attribuita* a motivi economici
quali la poco favorevoli; collocazione geografica, la generale tendenza a creare nelle
regioni settentrionali l'ossatura industriale de) paese, soprattutto l'impiego a Roma dei capitali quasi esclusivamente verso la speculazione edilizia e a molivi politici, cioè al