Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1921>   pagina <558>
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Giovatami Sfotta
la nostra flotta occupare la cittadella d'Ancona in nomo del Santo Padre? N òn sarebbe a tal effetto necessario il chieder li-eenza; giaech?' il solo appoggio della flotta francese a Oivita-'3ehia, indicizzato al medesimo; scopo, giustificherebbe il con-:f di un principe italiano. Ella, può accertarsi che il fatto sonerebbe bene non solo in Francia, ma in quasi tutta Europa, e che agevolerebbe le condizioni della pace col comune nemico. Aggiunga che l'anarchia regnante in quella misera città, gli omicidi e i fatti atroci che la funestano, contribuirebbe a ren­dere legittima e pietosa l'occupazione.
Senza qualche fatto di questo genere che ci valga a guisa di merito presso i potentati sarà difficile l'aver Parma e Pia­cenza. Il Signor Drouyn mi promise di interessarvisi, e io non dubito della buona volontà d'un uomo cosi leale, ma egli ag­giunse di non isperarlo in nessun modo, e ini confortò a de-porne il pensiero e a scriverne negli stessi termini allfE. V. Fece pure molta insistenza sulla necessità di affrettare la pace, di non irritare l'Austria cogli indugi, di non indurla forse a peggiorare le condizioni proposte, invece di migliorarle. Espo­nendo i sensi del Signor Ministro io sono semplice storico e lascio all'È. Vi il considerare se convenga al Piemonte il coàri sentire su questo articolo colle vedute del Gabinetto Francese. Ma qualunque sia la ripugnanza di questo a usar verso l'Austria persuasioni piò. efficaci, io non mancherò di rinnovare le istanze-. e le sollecitudini secondo gli ordini ricevuti da V. E.
I signori Lecchi e Dossi, illustri cittadini bresciani, mi scris­sero una lunga lettera per raccomandare al nostro Governo l'infelice loro patria. Io ne scriverò con questo medesimo pro­caccio due parole al cavi Pinelli, che potrà esporre all' E* M particolari della cosà; ma nel tempo stesso non posso preterire di raccomandarle direttamente quella città generosa e infelicissima, che tanto fece per l'unione col Piemonte, e che sortì un esito sì lagrimevole per l'incredibile incuria del Ministero precedente ì
gradisca, Ill.mo Signor Presidente, i sensi della mia alta
considerazione.
GIOBERTI.
P. S. Le annunzio con mio sommo piacere che il signor conte Guido Borromeo consente a non lasciare'la diplomazia sarda e a conservare il suo posto in Parigi.