Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Umberto Marcelli
anno
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1999
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pagina
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607
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LIBRI E PERIODICI
I giornali giacobini di Pavia durante la Cisalpina., a cura di GIANFRANCO E. DE PAOLI; Pavia, Gianni lucidano Editore, 1996, in 8, pp. 124. L. 30.000.
Il volume presenta, in riproduzione fotostatica, ventun numeri sui ventiquattro pubblicati del Giornale del Ticino, a partire dal n. 4 (gennaio-maggio 1798), e quattro della Lanterna di Diogene forse i soli pubblicati (3-24 gennaio 1801).
H Giornale del Ticino, che usciva ogni cinque giorni, era un foglio battagliero, espressione di un gruppo di patrioti radicaleggianti. Estensore e proprietario era il libraio Giovanni Capelli, che, proprio per questa sua attività, verrà Tanno dopo, con la vittoria degli austro-russi, deportato in Dalmazia. Collaboratori erano alcuni patrioti pavesi come Ferdinando Monticelli, Paolo Nocetti, Teodoro Barbieri, Pio Magenta e qualche studente del Collegio Ghislieri.
Il Giornale era l'organo del Circolo Costituzionale, in cui, analogamente a quanto èra avvenuto e avveniva in altre città, si dibattevano temi di attualità e si svolgeva opera di educazione repubblicana. Accanto ai sommari degli interventi e delle discussioni che avevano luogo nel Circolo, il Giornale presentava fatti di cronaca, articoli di carattere politico e soprattutto attacchi contro persone e istituzioni non allineate con la fede repubblicana e giacobina. Combatteva contro la disonestà, il falso patriottismo, la nobiltà e in particolare contro il clero. L'anticlericalismo viscerale dei compilatori si spingeva sino al punto di criticare gli stessi atti del culto, esprimendo insofferenza per le processioni, il suono delle campane e la presenza dei preti nell'insegnamento. H papato stesso non veniva risparmiato dai sarcasmi.
Ma accanto a queste posizioni, espressione di uno spirito polemico violento e talvolta di cattivo gusto, il Giornale svolgeva anche opera di moralizzazione della vita pubblica conducendo una campagna contro l'assenteismo degli impiegati, la cattiva amministrazione della giustizia e la corruzione. Temi, questi, di grande importanza, che rivelano una sensibilità attenta ai problemi di attualità e una decisa volontà di risolverli per migliorare la società secondo l'ideologia giacobina. Neppure i francesi e lo stesso Bonaparte si salvano da questa instancabile polemica contro ciò che non sembrava più corrispondere ai grandi principi della libertà e dell'uguaglianza.
Ma i tempi stavano cambiando. In Francia più non esisteva lo slancio rivoluzionario; anzi, tutto stava orientandosi verso una normalizzazione ben lontana dal radicalismo giacobino. Riesce, pertanto, quasi patetico scorrere le pagine di questo giornale, ben presto mal sopportato dai notabili e dalle stesse autorità e sempre meno seguito dal pubblico, tanto che alla fine dovette cessate le pubblicazioni.