Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Umberto Marcelli
anno
<
1999
>
pagina
<
609
>
Libri e periodici 609
tedesche, rilevando una sostanziale uniformità dell'atteggiamento inglese e facendo emergere le dinamiche di fondo dell'apporto britannico al sistema europeo delle relazioni internazionali durante la Restaurazione. Per far ciò egli scava nei comportamenti e nella cultura delle classi dirigenti del Regno Unito al fine di comprendere la loro percezione e analisi degli avvenimenti La ricostruzione di Heydemann, nel suo impianto di fondo, finisce così per porre in modo inedito l'attenzione sul gioco stesso degli attori intemazionali e delle loro reciproche influenze.
Nondimeno essa sembra inserirsi nel solco della tradizionale storia diplomatica, non mancando di collocare la narrazione delle vicende storico politiche all'interno di più ampie riflessioni sulle dinamiche socioeconomiche e culturali del tempo. Dopo aver richiamato, dunque, il nesso tra le profonde trasformazioni legate alla rivoluzione industriale e il processo verso l'unificazione nazionale, il volume ripercorre la politica estera britannica di fronte al congresso di Vienna, alle crisi in Germania e in Italia tra il 1819 e il 1822 e alle conseguenze della rivoluzione parigina di Luglio; infine, lo studio si sofferma sulle considerazioni della Gran Bretagna circa l'eccezionalità della situazione italiana e tedesca nel tramonto delle rivoluzioni europee del 1848-49.
Emergono così le peculiarità del ruolo britannico e i limiti della sua posizione di fronte alle modificazioni intervenute nella situazione europea alla fine degli anni Quaranta. Inserita nel novero delle monarchie costituzionali contrapposte alle monarchie autocratiche, la Gran Bretagna delineo la sua strategia come forza egemonica europea e giudicò la politica estera tedesca e italiana facendo leva su due fattori fondamentali: Tessere stata la prima monarchia costituzionale e l'aver conosciuto in anticipo, rispetto agli stati continentali, i processi della rivoluzione industriale. In tale contesto, non è difficile rilevare una costante della politica di potenza britannica che, attraversando indifferentemente i governi Wighs e Tories, tendeva a conseguire un bilanciamento dei poteri in Europa in una pacifica evoluzione riformista. Di conseguenza le itites britanniche erano interessate alla formazione di una Germania forte, monarchica e federale, chiave della pace in Europa ed allo sviluppo di una Italia prospera e stabile nei governi che la componevano, potenziale mercato dell'industria inglese. Di fronte alle crisi che si presentano dal 1815 al 1848, consapevole dell'autorità che essa ricopriva in riferimento alle questioni sollevate dal movimento liberale, la Gran Bretagna si mosse perché il movimento rivoluzionario non intaccasse il ruolo di modello monarchico costituzionale che essa aveva esercitato, sostenendo in Italia e in Germania le diffuse aspirazioni di riforma ed i gruppi promotori delle costituzioni
Ma gli eventi nei quali si concretizzò lo sviluppo del movimento per le riforme nell'Italia del 1848, ed in particolare a Palermo, finirono per porre la posizione britannica tra Scilla e Cariddi, tra il venire meno come punto di riferimento del liberalismo e il farsi alfiere dell'evoluzione della pace europea. I britannici sulla base della loro esperienza di rivoluzioni e riforme inclinavano verso una soluzione politica delle crisi che si sviluppasse attraverso molte concessioni e qualche repressione. Diffidenti del giacobinismo francese, essi avrebbero favorito un processo che ristabilisse una concordia tra governi legittimi e partito moderato per evitare violente convulsioni Ma di fronte agli eventi italiani del 1848 la Gran Bretagna deve registrare l'impossibilità a perseguire tale processo di fronte all'irriducibile rivendicazione rivoluzionaria, resa evidente nella affermazione autonomistica di Palermo che