Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Umberto Marcelli
anno <1999>   pagina <611>
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Libri e periodici 611
Nessun documento può far ritenere che ci sia stata una qualche forma di attività coordinata e finalizzata. Non è questione di secondaria importanza se si riflette alle accuse degli avversari dell'unificazione nazionale che bollarono come massonico tutto il processo risorgimentale italiano.
L'Istituzione massonica rinacque nel 1859 in quella Torino che si accingeva a diventare la capitale del nuovo Stato. Collocata nell'ambito di una entità politica in fase di consolidamento, non sfuggì all'influenza della vita profana. Seguire i primi decenni della sua vita non è agevole. È un susseguirsi di aggregazioni e disaggrega­zioni, di tentativi di personalità forti di imporre il proprio progetto, la propria im­magine di Massoneria.
Si ripropose nelle logge la stessa divisione già presente nel mondo politico: da una parte i liberal-moderati filogovernativi, dall'altra i democratici.
H Grande Oriente Italiano nacque cavouriano, ma era destinato a veder pre­valere al suo intemo l'elemento democratico chiaramente maggioritario.
A Govean, Buscalioni, Nigra, Cordova, subentrarono Crispi, Garibaldi, Dolfi, Pianciani, Mazzoni
Presto si manifestò il contrasto tra i riti, formalmente in nome dell'autonomia della nuova Comunione dal vicino Grand Orient de France, in realtà per imporre la supremazia di un gruppo sugli altri gruppi. A Palermo, Napoli, Milano, Torino ri­siedevano i centri più importanti in continuo conflitto dialettico, al di là del con­clamato da tatti desiderio di unità.
Nel 1864 Lodovico Frapolli, un personaggio cui Polo Friz ha dedicato quasi tutti i suoi lavori, pubblicò uno scritto importante destinato a delineare la via che i massoni italiani dovevano percorrere. L'elaborato da lui predisposto doveva porre fine alla scomposta vita massonica nazionale, che fino ad allora era vissuta richia­mandosi a tradizioni vetuste o fumose, o a statuti e regolamenti quasi mai citati. Aveva inoltre un obbiettivo primario: quello di soddisfare all'esigenza di far coesi­stere i diversi riti (p. 78). Dal testo emergeva anche evidente la volontà di fare delle logge centri di mediazione dove superare le dispute quotidiane e ricercare lin­guaggi comuni. Dall'insieme appariva evidente l'influsso francese, coniugato con la tensione ideale del secolo dei Lumi.
Frapolli, con questo suo lavoro, offri all'Istituzione una base ideologica fon­data sulle scienze positive. Il suo credo era un compendio delle culture di avan­guardia del secolo .
Egli era fondamentalmente un uomo d'azione destinato a lasciare il segno nella storia del primo decennio di attività del Grande Oriente d'Italia, una piccola Comunione che stava cercando a fatica di legittimarsi nella confusione e nella me­scolanza di logge e gruppi, ognuno dei quali rivendicava a se stesso il ruolo di lea­dership. Al Supremo Consiglio di Palermo retto da Garibaldi prima e da Campanella poi, Polo Friz dedica molte pagine. Altrettante ne dedica a quella incredibile figura di abilissimo lestofante che rispondeva al nome di Domenico Angherà che dominò la Napoli massonica dall'unità al 1877. Ne viene fuori il quadro di una massoneria estremamente frammentata e litigiosa, nella quale ognuno cercava di difendere ad oltranza il suo fazzoletto di potere massonico.
Nel 1868 la situazione appariva veramente critica e Frapolli dovette impegna­re tutta la sua abilità organizzativa per ridare vita e scopo ad una Istituzione che stava morendo d'inedia.