Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Umberto Marcelli
anno
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1999
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pagina
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614
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614 Labri e periodici
Pier Luigj Ballini, nelle pagine di apertura del suo corposo saggio, arricchito da un lungo corredo documentario, Rappresentanza degli interessi, voto plurimo, suffragio universale: da Rudi ni a Luatti (1896-1911). Temi di un dibattito, sottolinea la necessità di riconoscere al governo di Rudini, in carica dal 10 marzo 1896, il merito di aver posto con forza e con intenzioni leali di soluzione il problema dell'ordinamento amministrativo come garanzia di vita per le istituzioni politiche. Proprio questo passaggio offre l'opportunità di sottolineare fra i molti meriti di Ballini quello di aver saputo indicare, con un opportuno dosaggio delle luci e delle ombre, l'azione svolta ed i risultati ottenuti da Rudini, uomo politico, se addirittura non statista, ingiustamente ed immeritatamente trascurato e sottovalutato dalla storiografia.
La trattazione di Ballini è stato con ragione osservato si presente come un intreccio continuo di questioni politiche, sociali, parlamentari e di strategie di partito, che, nel loro insieme, generano un quadro storico molto efficace, articolato e complesso .
Tributato il dovuto elogio alla rivisitazione sempre attenta e piena degli orientamenti di uomini polìtici e di studiosi, nella relazione di Ballini assumono valenza notevole, perché di forte originalità, le pagine, in cui viene approfondito l'intreccio tra politica ed amministrazione. Per i moderati criterio da rispettare era sottrarre l'amministrazione alla politica militante : era una battaglia, che li avrebbe visti nel XX secolo lentamente ma inesorabilmente perdenti.
Nonostante la presenza sempre più capillare e diffusa dei partiti socialiste e repubblicano, Ballini offre la dimostrazione di quanto fossero estranei al dibattito politico nel primo decennio del Novecento la questione del suffragio universale e quella della rappresentanza degli interessi.
Delle prove recate da Ballini, con la citazione di affermazioni contenute sulla pubblicistica socialiste e con la sottolineatura della debole e svogliate azione dei gruppi della Camera, non si potrà d'ora in avanti non tenere conto in analisi serene, franche e scevre dai dogmatismi ideologici, ieri fuorviami ed oggi anacronistici.
Dal suffragio quasi universale maschile del 1912 si giunge, dopo 7 anni segnati dal drammatico travaglio bellico, a quello universale, varato contestualmente alla riforma dirompente del metodo. La ricostruzione della delicate fase è stata fatta ma mancava in campo storiografico chi si soffermasse sui modi, con cui cultura politica e cultura giuridica compresero, discussero e portarono a soluzione le questioni via via emerse. La lacuna è ora colmate in maniera più che lodevole da Nicola Antonetti con il suo saggio Paradigmi politici e riforme elettorali: dal sistema maggioritario uninominale al sistema proporzionale.
Dopo avere nelle parole di avvio osservato che non esiste a tutt'oggi un lavoro storiografico organico che tratti di modalità ed organizzazione delle campagne elettorali anche se, in ambito politologico, esistono lavori su questo tema, Serge Noiret, he campagne elettorali dell'Italia liberale: dai comitati ai parti/i, indica i quattro momenti essenziali di tutte le fasi preparatorie del voto sul terreno organizzativo e propagandistico. Noiret trova notevole e degno di considerazione il settore della storia sociale della politica nell'Italia liberale ed ottocentesca. Lo studioso segue un'altra positiva intuizione nelle pagine in cui indaga sui soggetti della campagna elettorale, che compongono un mondo composito ma in definitiva delimitato.