Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Umberto Marcelli
anno <1999>   pagina <616>
immagine non disponibile

616 Libri e periodici
Il barone Carlo Monti (Rapallo 1851-Roma 1924) proveniva da una specchiata famìglia di Montichiari (Brescia). Il padre, Alessandro, aveva partecipato ai moti patriottici del 1848 e aveva comandato la legione italiana nell'infelice campagna per rindipendenza ungherese. Trasferitosi a Torino, nel 1850 aveva sposato la nobil-donna Sarah Maria Wilìshire, figlia di un diplomatico inglese. Fu dopo la morte di Alessandro (1854) che la famiglia Monti (nel 1853 era nato il secondogenito Giro­lamo) andò a risiedere a Genova, dove intensificò l'amicizia con i Della Chiesa: già nel 1851, infatti, Carlo Monti aveva avuto come madrina di battesimo la marchesa Ersilia Migliorati Raggi, nonna del futuro pontefice Benedetto XV. Durante il pe­riodo genovese i giovani Carlo Monti e Giacomo Della Chiesa il primo aveva tre anni più del secondo condivisero l'esperienza degli studi (dapprima al Colle­gio nazionale, poi all'Università statale, dove entrambi conseguirono la laurea in Giurisprudenza) e strinsero un legame di simpatia e di affinità intellettuale che non si sarebbe mai allentato, nonostante la diversità e, quasi, l'opposizione delle strade che intrapresero: Giacomo seguì la vocazione sacerdotale, Carlo fu introdotto nella vita diploniauco-arruriinistrativa dal cugino Benedetto Cairoli, percorrendone i vari stadi fino a giungere, nel dicembre del 1908, all'incarico di direttore generale del Fondo per il culto. Fu in questa funzione che il barone Monti coltivò rapporti di attenzione verso l'antico amico che, dalla sede episcopale di Bologna (1908-1914), gli faceva visita o gli chiedeva il suo interessamento per la soluzione di questioni ecclesiastiche di carattere ordinario, riguardanti soprattutto il restauro di chiese e la mensa vescovile.
L'elezione del cardinale Della Chiesa al soglio pontificio colse di sorpresa il barone Monti: Il 29 agosto, due giorni prima dell'entrata in conclave, ho visto il cardinale Della Chiesa: lunga conferenza, affettuosa, amichevole dalla quale però è emersa la nessuna previsione della sua elezione. Il giorno 3 è stato eletto, il 6 inco­ronato, ed il giorno 8 mi ha ricevuto: accoglienza affettuosa, fraterna, mi ha baciato ed abbracciato e nel lungo colloquio mi ha tenuto stretto a sé con un braccio sulle spalle. [...] NeU'accomiatarmi ha detto: in qualunque evenienza scrivimi direttamen­te, senza intermediario, e la tua lettera giungerà nelle mie mani (I, pp. 171-173). È da questo atteggiamento cordialissimo Sono ricevuto oggi per la terza volta da Benedetto XV in ìntimo, [...] nell'accomiatarmi ha insistito perché io gli dia del tu e così faiò (24 settembre 1914, I, p. 174) che ha inizio la lunga vicenda, riper­corsa puntualmente e ampiamente nelle pagine del diario, della ambasceria perma­nente del Monti presso la Santa Sede. Che, di fatto, il Monti può essere definito propriamente un ambasciatore , fornito di ogni potere di trattativa e di intervento, fuorché della investitura formale.
Il primo elemento che, in filigrana, il diario pone in evidenza è certamente la personalità di Giacomo Della Chiesa. L'assidua frequentazione che, dagli anni della prima giovinezza, lo aveva legato al Della Chiesa, rinnovata ora dalle ben centoset-tantacinque udienze che intercorsero nell'arco di tempo in cui il diplomatico eser­citò il proprio incarico presso il Vaticano, pose il barone Monti in una condizione di mtimìfà privilegiata. Nel funzionario del governo italiano il papa vedeva innanzi­tutto ramico, da lui stesso scelto per quella missione di a tramite confidenziale (l, p, 2), e, in misura non minore, il fervente cristiano la cui anima abbisognava, per la salvezza, del nutrimento della fede e dei sacramenti. Per questa ragione Benedetto